Settimana liturgica nazionale: mons. Trudu (teologo), “da richiamare sempre la centralità della Parola di Dio”

“Mentre si riconosce il valore della pietà popolare come ‘un vero tesoro del popolo di Dio’ (Giovanni Paolo II), è da affermare il primato della liturgia. Questa è fonte di ispirazione perché le manifestazioni del culto popolare siano fondate biblicamente, colgano gli aspetti centrali del mistero della salvezza, conservino una caratterizzazione ecclesiale”. Lo ha affermato oggi mons. Fabio Trudu della Pontificia Facoltà teologica della Sardegna. “La pietà popolare si pone in un rapporto articolato con l’evangelizzazione. Sicuramente è una pietà che in quanto tale è testimonianza di fede, annuncio del Vangelo di Cristo, opera evangelizzatrice e missionaria”, ha precisato. Al tempo stesso “ha bisogno di essere evangelizzata, perché sia fedele al Vangelo nella sua ispirazione e nelle sue manifestazioni”. Infine, “la pietà popolare rappresenta un’esperienza di fede e di preghiera, è un luogo in cui la fede del popolo cristiano prende forma secondo i linguaggi tradizionali e popolari delle diverse culture”.
Per mons. Trudu, “alcuni nodi cruciali nel rapporto tra liturgia e pietà popolare in vista dell’evangelizzazione si concentrano anzitutto sull’Anno liturgico, orizzonte nel quale situa la preghiera della Chiesa, sia liturgica che popolare”. In secondo luogo, “è da richiamare sempre la centralità della Parola di Dio, sia come ispirazione globale che come riferimento diretto ai testi biblici”. Quindi si sottolinea “l’importanza dei diversi e complementari linguaggi celebrativi, senza rinunciare alla ricchezza della liturgia e alla capacità del culto popolare di coinvolgere sentimenti ed emozioni”. “Non va dimenticato – ha concluso – che un fondamentale elemento di verifica sulla verità delle manifestazioni popolari di preghiera è la tensione verso l’impegno di vita cristiana, l’attenzione al povero e la condivisione nello stile ecclesiale.

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