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Terremoto a Ischia: mons. Lagnese (vescovo), “siamo qui ad aspettare che sia salvato il piccolo Ciro”

“Stiamo qui ad aspettare che venga estratto dalle macerie anche Ciro”: lo dice al telefono al Sir mons. Pietro Lagnese, vescovo di Ischia, che si trova da stamattina nella zona rossa di Casamicciola Terme, dove la scossa di terremoto di ieri sera ha provocato vari crolli, tra cui quello di una palazzina di tre piani, dove abitava la famiglia di Ciro: il papà e la mamma e gli altri due figli, Pasquale e Mattias. “Le operazioni per tirare fuori il piccolo sono più complicate di quanto si immaginava in quanto il ragazzo sta intrappolato tra le pietre in una rete da letto che hanno cercato di tagliare. I soccorritori devono muoversi con molta cautela per evitare ulteriori crolli. Pare, inoltre, che si sia calato un medico perché il bambino ha avuto bisogno di ossigeno e di una flebo. Sembra, comunque, che il volto sia già stato liberato: questa è una cosa buona”, sottolinea il presule. “Io – precisa mons. Lagnese – resterò qui finché Ciro non sarà liberato, poi mi attiverò per andare dai feriti e dalle famiglie delle persone decedute”. Mentre è confermata la morte di Lina Balestrieri Cutaneo, colpita da un cornicione della chiesa del Purgatorio, “è stata smentita la notizia che mi avevano dato di una donna morta per infarto per paura del terremoto – racconta il presule -: sembra che si tratti, invece, di una turista che è restata seppellita, proprio qui dove ci troviamo noi, dalle macerie”.

Intanto, aggiunge, “abbiamo messo in moto la macchina dei soccorsi, collaborando con la protezione civile e con l’unità di crisi che è stata allestita al comune di Casamicciola”. Adesso, dichiara il vescovo, “stiamo cercando di capire di cosa c’è bisogno: ci hanno detto che al momento occorre dare cibo e acqua alle persone che sono restate senza casa. Si sta anche valutando se è opportuno allestire una tendopoli o se è meglio allocare gli sfollati nelle strutture alberghiere. Poi bisognerà capire i danni delle abitazioni. Qui le case mi sembrano tutte danneggiate in maniera pensante”. Mons. Lagnese ricorda anche che “c’è tanta solidarietà dell’episcopato campano. Ho ricevuto la chiamata del card. Crescenzio Sepe, presidente della Conferenza episcopale campana. Tutti si sono messi a disposizione, ma vogliamo capire prima quali sono gli interventi più urgenti e necessari, altrimenti non si fa un buon lavoro”.

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