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Settimana sociale: mons. Santoro (Cei), “il lavoro che vogliamo non è un sogno, parte da esperienze in atto”

(dall’inviato a Rimini) – “Il lavoro che vogliamo non è un sogno, parte da fatti già realizzati. Da esperienze in atto e non da discorsi. Non ci fermiamo al lamento e alle denunce ma cerchiamo di aprire itinerari percorribili che rendano possibile lo sviluppo del lavoro”. Lo ha affermato questa mattina mons. Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto e presidente del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane sociali dei cattolici italiani, intervenendo all’incontro “Giovani, lavoro e dignità della persona umana” svoltosi al Meeting di Rimini. “La Settimana sociale di Cagliari parte dai volti delle persone e si fa provocare dai volti delle persone”, ha spiegato l’arcivescovo, ribadendo che “l’interesse è per la persona che lavora”. “Vuole rispondere ai bisogni reali delle persone”, ha aggiunto Santoro, anche se “non abbiamo la pretesa di risolvere tutti i problemi”. “Il nostro contributo non può essere quello di ripetere teorie, ma ragioni che diventano buone pratiche e che indicano promessa e speranza per il futuro”. Citando don Luigi Giussani – “il lavoro è espressione totale della persona umana” – l’arcivescovo ha puntualizzato che “l’integrazione non l’avremo se non apriamo la porta al disabile o al migrante”. Per Santoro “è necessaria la redenzione del lavoro” perché ci sia “lavoro degno, che fa crescere la persona, la famiglia e la società”. “È degno il lavoro che rispetta e fa cresce la vita, che non ammazza, che rispetta l’ambiente”, ha ammonito l’arcivescovo riferendosi anche alla conosciuta realtà di Taranto. “Dobbiamo essere promotori di una conversione personale anche nel gesto del lavoro e nel creare lavoro, dando alle imprese e al posto in cui lavoriamo un contesto più umano”. Santoro ha concluso sottolineando l’importanza, nel cammino in preparazione a Cagliari, di “un lavoro che metta insieme i vari soggetti del mondo cattolico non per farne un nuovo partito cattolico ma un elemento profetico nella società, che contesta e propone”. “Non vogliamo schierarci di qua o di là – ha chiarito – ma manifestare un’originalità che ci contraddistingue”.

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