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Settimana liturgica nazionale: don Tomatis (teologo), “una singolare e insostituibile esperienza del mistero di Dio”

“La liturgia costituisce una singolare e insostituibile esperienza del mistero di Dio. Il suo linguaggio è quello proprio della celebrazione, ed è giusto domandarsi quale caratteristiche debba avere tale linguaggio perché il Mistero riesca a comunicarsi”. Lo ha detto oggi don Paolo Tomatis, della facoltà teologica dell’Italia settentrionale, sezione di Torino, intervenendo alla Settimana liturgica nazionale in corso a Roma. “L’orizzonte del convegno – ‘Una liturgia viva per una Chiesa viva’ – suggerisce la ricerca di un linguaggio ‘vivo’, rinviando in prima battuta a quei linguaggi ritenuti capaci di rendere la liturgia più vivace, più vitale”, ma non può mancare “lo sguardo al Mistero della vita di Dio”. “L’attenzione – ha precisato – non cade anzitutto sui soggetti umani della comunicazione, il popolo di Dio chiamato a comunicare il Mistero, ma sul soggetto divino della comunicazione, il Mistero di Dio che si comunica a noi, nella sua modalità propria che è, appunto, quella del “celebrare”. Dopo aver contestualizzato l’attenzione al “celebrare” nel cammino della riforma liturgica, don Tomatis si è soffermato “su alcune caratteristiche proprie del linguaggio liturgico: la dimensione polare e simbolica, la dimensione sensibile ed affettiva, la dimensione poetica”. per il teologo, sono quattro le tappe di una riforma liturgica in cammino: una liturgia “viva”, vicina ai linguaggi della vita; una liturgia “vera”, fedele ai linguaggi della celebrazione,; una liturgia “sacra”, orientata al mistero di Dio; una liturgia “materna”, “popolare” e “fraterna”.

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