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Settimana liturgica nazionale: don Repole (teologo), “manifesta anche come e secondo quale dinamismo viva la Chiesa”

“Parlare della liturgia come centro della vita della Chiesa ha il senso, molto semplice e profondo, di dire che la Chiesa non è all’origine di se stessa e che il fine della Chiesa non è la Chiesa. Si tratta, appunto e proprio per questo, del centro di una vita, che è ben più ampia e deve essere e rimanere decisamente più ampia della sola liturgia; o, per dirla, in altri modi, si tratta di un centro che non cattura, ma che dilata in modo che, di volta in volta, nel corso della vita possano e debbano diventare centrali l’annuncio della Parola o la vita caritativa”. Lo ha affermato oggi don Roberto Repole, della Facoltà teologica dell’Italia settentrionale, sezione di Torino, intervenendo alla seconda giornata di lavori della Settimana liturgica nazionale, in corso a Roma. “Quando si riconosca questo e si consideri la liturgia quale centro della vita della Chiesa, si può scoprire che essa è il luogo in cui, simbolicamente, si manifesta di che cosa viva la Chiesa, come essa viva e per chi è chiamata a spendere la vita”, ha osservato il teologo, per il quale “con la sua rottura simbolica dalla vita quotidiana e con la sua inutilità, la liturgia permette l’attualizzarsi dell’opera salvifica di Dio, che è culminata nel dono del suo corpo da parte di Cristo; dono che aveva per fine proprio la unificazione e la riconciliazione dell’umanità in Lui, cioè la Chiesa per l’appunto”.
Non solo: “La liturgia in quanto cuore della vita della Chiesa manifesta anche come e secondo quale dinamismo viva la Chiesa. Si potrebbe sinteticamente dire che essa mostri come la vita della Chiesa sia una vita comunitaria aperta, però, ad una comunione ben più ampia, sia in senso diacronico, nello scorrere del tempo e delle generazioni di cristiani, sia in senso sincronico, nella grande latitudine di tutti i cristiani e gli appartenenti alla Chiesa sparsi per il mondo”. Infine, “la liturgia cristiana è, infatti, cuore della vita della Chiesa, in quanto la abilita e vivere dello stesso dinamismo della pro-esistenza, del dono della vita, dell’esistere-per-altri che è stato di Cristo e di cui, in ogni celebrazione liturgica, la Chiesa fa esperienza. Una pro-esistenza che la Chiesa vivrà, uscendo dalla liturgia, annunciando la Parola e in una vita di carità”.

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