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Notizie Sir del giorno: terremoto a Ischia, Parolin in Russia, Pizzaballa sul muro israeliano

Terremoto a Ischia: mons. Lagnese (vescovo), “grande gioia per il salvataggio del piccolo Ciro”

“Gioia grande”: è quella che esprime al Sir, telefonicamente, mons. Pietro Lagnese, vescovo di Ischia, per il salvataggio di Ciro, l’ultimo dei tre fratelli travolti ieri sera dalle macerie a Casamicciola Terme, per il terremoto che ha colpito ieri sera l’isola di Ischia. Il salvataggio è avvenuto da pochissimo: “È una gioia ancora più grande – ammette il presule – perché, come gli altri, avevo la sensazione che potesse succedere qualcosa di brutto. Il tempo passava, è stato necessario calare le bombole di ossigeno e attaccare delle flebo per aiutare il ragazzino. Insomma, temevo che le cose si stessero un po’ complicando: invece, il lavoro encomiabile dei soccorritori ha avuto la meglio e il piccolo Ciro è stato riportato alla luce”. Perciò, il vescovo rivolge “un grande grazie a tutti i soccorritori che sono stati instancabili in questa operazione e anche a tutti quelli che stanno dimostrando solidarietà. Sto ricevendo messaggi da tutta l’Italia e anche dall’estero. Adesso, ci stiamo attivando per chi ha perso la casa”. In questo momento mons. Lagnese si trova in ospedale per fare visita ai feriti e ai familiari delle donne decedute.

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Russia: Parolin a ministro Esteri, “siano ricercate soluzioni giuste e durature per i conflitti in Medio Oriente e Ucraina”

“La soddisfazione circa gli sviluppi in vari campi” avviati nei rapporti bilaterali tra la Santa Sede e la Federazione Russa e “l’auspicio che siano ricercate le soluzioni giuste e durature per i conflitti che affliggono, in particolare, il Medio Oriente, l’Ucraina e varie altre regioni del mondo”. È quanto il segretario di Stato vaticano, card. Pietro Parolin, ha espresso questa mattina nel suo incontro con il ministro degli Esteri russo Sergiey Lavrov, aggiornando in conferenza stampa i giornalisti sui temi affrontati nel corso del colloquio. Riguardo ai rapporti bilaterali, il card. Parolin ha parlato di “esperienze positive nell’ambito degli scambi culturali e della collaborazione tra gli istituti scientifici e medici” e dell’”intenzione di continuare anche nel futuro a tessere i contatti” da entrambe le parti. Clima dunque positivo confermato tra l’altro anche dalla firma dell’Accordo tra la Segreteria di Stato della Santa Sede e il Governo della Federazione Russa circa l’esenzione dei visti per i titolari dei passaporti diplomatici. Il colloquio – ha quindi aggiunto Parolin – ha offerto l’occasione per discutere anche alcune questioni concrete riguardanti la vita della Chiesa cattolica nella Federazione Russa, tra cui quelle difficoltà che ancora permangono circa i permessi di soggiorno lavorativo, per il personale religioso non russo, e la restituzione di alcune chiese che si rendono necessarie per la cura pastorale dei cattolici nel Paese, “trovando nell’interlocutore – ha assicurato il segretario di Stato vaticano – ampia attenzione alla soluzione di questi problemi e la volontà di seguirli”.

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Venezuela: card. Urosa (Caracas), “gravissima sparizione forzata del generale Baduel e trattamento crudele dei prigionieri”

La sparizione forzata del generale in pensione Raul Isaias Baduel dall’8 agosto, il massacro di 37 giovani detenuti nel carcere di Puerto Ayacucho, il trattamento crudele dei prigionieri politici e comuni, le 110 vittime in quattro mesi di crisi politica: sono le preoccupazioni espresse oggi dal card. Jorge Urosa Savino, arcivescovo di Caracas. La famiglia non sa nulla sorte del generale Baduel: “È una sparizione forzata – ha detto il cardinale -, un fatto gravissimo”. Inoltre, ha proseguito, “ci sono tante persone detenute che stanno soffrendo moltissimo”, tra cui “i giovani reclusi nel carcere di El Dorado, il giovane Carlos Graffe e il professor Santiago Guevara”. Molti di loro sono malati. “Stiamo vivendo un’epoca molto complicata – ha affermato – e la crisi è ogni volta peggiore”. Il card. Urosa ha citato anche il massacro nel carcere di Puerto Ayacucho, con forze private che sarebbero entrate in azione per sedare una rivolta interna. “Secondo le prime informazioni – ha detto – sono stati massacrati 37 giovani ma non si sa nulla”. L’arcivescovo di Caracas ha chiesto di indagare sull’accaduto “e punire i colpevoli secondo le leggi vigenti”. Ha poi ricordato anche la situazione dei sindaci che appartengono ai partiti dell’opposizione: “Molti di loro sono stati arrestati, condannati, destituiti o sanzionati in maniera esagerata. È una situazione politica molto grave”. Come vescovi venezuelani, ha concluso, “siamo estremamente preoccupati e continuiamo ad invitare il governo a risolvere questi problemi”.

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Ong e migranti: Moas, in 3 anni salvate 40.000 persone. “Oggi più che mai non possiamo interrompere le operazioni”

“Oggi più che mai non possiamo permetterci di interrompere le nostre operazioni: mentre rimaniamo qui a discutere sul da farsi per bloccare i flussi o evitare gli sbarchi, c’è chi continua a rischiare la vita in mare”. Lo afferma oggi Regina Catambrone, co-fondatrice del Moas (Migrants offshore aid station), la prima iniziativa privata di ricerca e soccorso in mare, in occasione del terzo anniversario della sua fondazione. Il 30 agosto 2014 una nave del Moas ha infatti soccorso per la prima volta un gruppo di migranti nel Mediterraneo, spinta dal suo credo: “Nessuno merita di morire in mare”. In tre anni il Moas ha salvato oltre 40.000 persone tra il Mar Egeo e il Mediterraneo Centrale, consapevoli che “il Mediterraneo è sempre stato un teatro instabile e poco sicuro – prosegue Catambrone – e il clima non è certo cambiato adesso”. Perciò hanno deciso di firmare, per primi, il Codice di condotta proposto dal governo italiano, per “far fede alla nostra missione umanitaria – aveva detto in quell’occasione il fondatore Chris Catambrone – consentendoci di sbarcare le persone che soccorriamo”. E di non sospendere le proprie operazioni come hanno fatto altre Ong. Moas si dice oggi “consapevole del fatto che le operazioni di ricerca e soccorso in mare non sono la soluzione all’attuale fenomeno migratorio di massa” ma è decisa a continuare la sua missione con “le dovute precauzioni” finché “ci saranno persone talmente disperate da continuare a rischiare la vita sui cosiddetti ‘viaggi della morte'”.  Moas conclude ripetendo il suo appello alle autorità europee “per la creazione di corridoi umanitari” quale “alternativa sicura” per i più vulnerabili in cerca di asilo internazionale.

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Terra Santa: mons. Pizzaballa, “il muro israeliano è una vergogna”

“Il muro israeliano è una vergogna, e resta tale. È una ferita nella storia, nella geografia, nella vita delle persone, un simbolo dolorosissimo della situazione incomunicabilità tra israeliani e palestinesi, della paura, della mancanza di prospettive e di visione delle due parti”. Lo ha detto l’amministratore apostolico del Patriarcato latino di Gerusalemme, mons. Pierbattista Pizzaballa, in una conferenza stampa tenutasi questa mattina al Meeting di Rimini. “Ci sono generazioni di palestinesi che non sono mai state dall’altra parte del muro, e lo stesso vale per gli israeliani – ha affermato l’arcivescovo -. È un segno della triste situazione nella quale ci troviamo oggi”. “In questo momento – ha ammesso mons. Pizzaballa – non c’è dialogo tra israeliani e palestinesi, non abbiamo davanti grandi scenari e nemmeno grandi visioni. Siamo in una fase stagnante”. A pesare in modo particolare è “l’ambiguità, non c’è né pace, né guerra, e questa sta deteriorando la situazione. L’unica via salvezza è lavorare nelle piccole realtà in attesa che la comunità internazionale faccia qualcosa”. Uno dei nodi, se non “il problema” della crisi tra israeliani e palestinesi è Gerusalemme: finché ci sarà qualcuno, israeliano o palestinese, che rifiuta il legame dell’altro alla città santa – ha ribadito l’amministratore apostolico – sarà un problema. A Gerusalemme ebrei, cristiani e musulmani devono sentirsi a casa loro. E perché ciò accada devono essere accolti tutti. In questo momento i fatti non vanno in questa direzione purtroppo. Compito dei leader religiosi e dei politici è di smettere di ritenere Gerusalemme come esclusivamente propria ma proprietà aperta a tutti per condividerne l’appartenenza”.

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Missioni: Università Cattolica, viaggio culturale in Cina sulle orme di padre Matteo Ricci

Sono partiti oggi da Roma e da Milano alla volta della Cina i 65 partecipanti al viaggio culturale organizzato dal Centro pastorale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Sono una ventina i professori che, con familiari e amici, accompagnati dall’assistente ecclesiastico generale, mons. Claudio Giuliodori, visiteranno alcune città del Paese, fino al 31 agosto, seguendo le orme di padre Matteo Ricci, missionario in quei luoghi tra la fine del ‘500 e i primi anni del ‘600. “Il viaggio consentirà loro di conoscere i luoghi culturali, artistici, storici e religiosi più rappresentativi della Cina e di visitare significative istituzioni accademiche a Shanghai e a Pechino con cui l’Ateneo dei cattolici italiani ha già avviato alcune relazioni”, si legge in una nota. Nel corso del viaggio, infatti, non mancheranno incontri con i rappresentanti degli atenei cinesi con cui l’Università Cattolica ha avviato diversi progetti, come quelli collegati all’Istituto Confucio e gli accordi che prevedono il reciproco riconoscimento dei titoli di studio. “Sono sempre più numerosi i giovani cinesi che scelgono di studiare in Università Cattolica come sono molti i laureati italiani dell’ateneo che lavorano in Cina”, continua la nota. In programma anche momenti di confronto con le associazioni di Alumni della Cattolica presenti in Cina e, a Xi’an, con la Congregazione femminile fondata da Armida Barelli, stretta collaboratrice di padre Agostino Gemelli nella creazione dell’Università Cattolica.

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Lavoro: p. Occhetta, “la soglia tra quello umano e disumano è da discernere nello spazio pubblico”

“Per noi, per la nostra appartenenza, ci sono lavori umani e disumani. È questa la soglia che siamo chiamati a discernere nello spazio pubblico, insieme alla politica, come Chiesa”. Lo ha affermato questa mattina padre Francesco Occhetta, gesuita e scrittore de “La Civiltà Cattolica”, intervenendo all’incontro “Giovani, lavoro e dignità della persona umana” svoltosi al Meeting di Rimini. “Ci sono dei lavori che rendono umani”, quelli – ha spiegato – in cui “vivo un atto creatore e partecipo a quello che Dio ha fatto nella creazione”. E poi ci sono “lavori dis-umani”, quelli che “si basano su traffico di armi, pornografia, sfruttamento minorile, gioco d’azzardo, caporalato”, che “discriminano la donna o non includono i diversamente abili”, “i lavori in nero, quelli sottopagati e che creano sfruttamento”. “Tutti questi – ha ammonito – sono lavori che umiliano la nostra dignità e aumentano il conflitto sociale”. Padre Occhetta ha fornito poi alcuni dati: “Dal 2013 il 46% dei giovani che avevano un posto fisso lo hanno cambiato”, “il 65% dei lavori che faranno i nostri nipoti non esistono ancora”, “sono 250mila gli italiani emigrati all’estero per lavoro, cifre paragonabili a quelle del dopo guerra”, “su 4 lavoratori italiani 3 sono pensionati e su 10 lavoratori 1 è immigrato e di questo 10% il 20% è laureato”. Infine, “se da una parte abbiamo il 40% di disoccupazione giovanile, dall’altra parte l’anno scorso 258mila giovani non hanno potuto essere assunti per mancanza di sufficienti competenze”. Il gesuita ha sottolineato poi che “sono cambiate le categorie cognitive anche degli stessi lavori. I giovani – ha affermato – oggi sono flessibili e innovativi, caratteristiche che per la nostra generazione erano quasi un disvalore”.

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