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Anziani: Bernabei (Italia Longeva), “storia personale e rapporti sono decisivi per darti un motivo per vivere a lungo”

(dall’inviato a Rimini) – “Nel mix dell’invecchiamento e della longevità storia personale e rapporti sono decisivi per darti un motivo per vivere a lungo”. Lo ha affermato oggi pomeriggio Roberto Bernabei, presidente dell’associazione Italia Longeva, intervenendo all’incontro “L’epidemia silenziosa. Una vita piena di senso per invecchiare bene” svoltosi al Meeting di Rimini. “In Italia – ha spiegato – siamo al 23% di ultra sessantacinquenni e veleggiamo verso il 25%”. “Un dato clamoroso”, ha commentato Bernabei, che ci fa essere “il Paese più vecchio del mondo insieme al Giappone”. Il presidente di Italia longeva ha fornito altri dati: “Intorno agli anni 2000 per la prima volta l’Italia si è trovata ad avere più ultra sessantacinquenni che ragazzi sotto i 20 anni”, “già oggi 2 donne su 4 muoiono dopo i 90 anni” e “7 delle 10 città europee con il maggior numero di ultra settantenni sono italiane”. Ciò comporta che – ha aggiunto – “nel nord Italia, la famiglia media è composta da un figlio, papà e mamma, quattro nonni e due bisnonni”. Questo significa che “abbiamo meno forze, meno vitalità”, ha commentato Bernabei, rilevando che oggi “in Italia ci sono circa 20mila centenari, all’inizio del secolo scorso erano 40”. “Nelle cinque ‘blue zones’ dove nel mondo c’è un eccesso di longevità – ha spiegato – si è visto che gli abitanti mangiano prevalentemente frutta, verdura e cereali, sono posti scoscesi in cui tocca fare fatica, e poi sono caratterizzate da inclusione sociale e famiglia”. “C’è una sfida che tutti i sistemi sanitari al mondo devono affrontare: passati i 75, in presenza di ‘multimorbidità’, il malato ha bisogno di un mondo diverso dove il medico di medicina generale e l’ospedale non sono più i baluardi difensivi, gestori della situazioni”. “C’è bisogno di sviluppare nel territorio delle soluzioni diverse”, ha aggiunto, facendo riferimento per esempio all’assistenza domiciliare. Bernabei ha puntato il dito contro le differenze tra Regioni: “L’assistenza domiciliare viaggia tra il 4.8% degli ultra 65enni dell’Emilia Romagna e lo 0.7% di quelli del Lazio. È ingiusto”.

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