Meeting Rimini: mons. Lambiasi, “un missionario non può essere dimissionario”

Il vescovo di Rimini mons. Francesco Lambiasi presiede la celebrazione eucaristica al Meeting per l’amicizia fra i popoli 2017

(dall’inviato a Rimini) – “Solo se ci lasciamo devastare il cuore dalla sofferenza dell’altro – che troppo spesso teniamo a debita distanza solo perché altro da noi – la fede ci salva. Altrimenti aggrava la nostra già grave responsabilità”. Lo ha affermato ieri il vescovo di Rimini, mons. Francesco Lambiasi, nel corso della celebrazione eucaristica che ha presieduto alla Fiera di Rimini nella giornata inaugurale della XXVIII edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli. Commentando il brano evangelico della domenica, Lambiasi ha esordito rilevando che “dobbiamo riconoscerlo francamente: questo Gesù dal volto severo, dal piglio così brusco e intransigente facciamo fatica a inserirlo nel file dei ritratti che di Lui abbiamo salvato in memoria”. “È davvero sorprendente: il Gesù mitissimo e dolcissimo – ha proseguito – si presenta così ruvido e inflessibile di fronte a questa mamma che non ha fatto niente di male”. C’è “una prima reazione del Maestro galileo che sembra tradire una gelida indifferenza” e poi l’intervento dei “discepoli che vorrebbero mandarla via”, ha spiegato il vescovo. Ma “un missionario non può essere dimissionario” e “un missionario del Padre non può essere dimissionario dei suoi figli”. “Lo scontro-incontro” tra Gesù e la donna – ha osservato Lambiasi – “si chiude con una parola di condiscendente misericordia: ‘donna, davvero grande è la tua fede’”. Nel brano evangelico, ha aggiungo il vescovo, “Gesù ci rivela il volto di un Dio senza frontiere, senza confini, senza ferree barriere”. “È un Dio – ha notato – che non si stanca di far saltare i muri dei fondamentalismi più gretti dei quali in questi giorni siamo stati purtroppo ancora una volta costretti a vedere di quanta cieca violenza e di quali esiti raccapriccianti siano capaci”. “Insieme – ha continuato il vescovo – Dio Padre non smette di costruire i ponti del dialogo e dell’inclusione più integrante e sconfinata. Perché non riesce a pensarsi come un padre con figli e figliastri, di Serie A e di Serie B”. La celebrazione eucaristica si è aperta con una preghiera per le vittime degli attentati terroristici a Barcellona e in Europa: “Chiediamo di renderci capaci di comunicare l’abbraccio che Cristo risorto porta nel mondo”.

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