Assunta: mons. Galantino, “come possiamo festeggiare questa Solennità, se rinunciamo a stringere le mani che affiorano” dal Mediterraneo?

“Come possiamo immaginare di festeggiare l’Assunta, in cui la nostra umanità raggiunge la meta, se rinunciamo a stringere le mani che affiorano” dal Mediterraneo?”. Così mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, nell’editoriale di domani per “Avvenire”, nella Solennità dell’Assunta, riportando quanto vissuto questa sera a Monopoli. Nella città pugliese, riferisce il vescovo, è stato ricordato “l’anniversario dell’approdo dell’icona bizantina della Madonna della Madia, avvenuto nel 1117 a bordo di una zattera composta da travi di pino d’Aleppo, alcune delle quali sono ancora custodite in Cattedrale”. “Chi tocca un povero – scrive il vescovo, citando papa Francesco – tocca la carne di Cristo: passaggio non indolore, ma decisivo, nell’indicarci che ciò che dà valore a quello che siamo e che diventa via al Cielo è ancora una volta la disponibilità a prenderci cura dei fratelli, a riconoscerli tali, a far loro posto nel nostro cuore prima ancora che alla nostra stessa mensa”. Infine, prosegue Galantino, “come sfuggire alla suggestione legata alla provenienza delle travi della zattera? Aleppo non è soltanto un’indicazione geografica. Questa cittadina della Siria settentrionale – contesa, bombardata e saccheggiata a più riprese da un conflitto che dura da oltre 6 anni – è il simbolo di ogni tragedia che insanguina la dignità dell’uomo: penso ai tanti focolai di guerra sparsi nel Medio Oriente come in altre parti del mondo”. E conclude: “Vi assicuro che nell’alzare l’icona di Maria ho sentito sulle braccia e sul cuore il peso di questa umanità dolente e umiliata; ma nel gesto con cui ho benedetto la folla di Monopoli c’era anche la fiducia che con Maria è possibile tornare ad affidarci al Principe della Pace, affinché ispiri propositi e impegni di pacifica convivenza tra tutti”.

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