Diocesi: mons. Ghirelli (Imola), festa di san Cassiano “occasione per riflettere sul rapporto tra comunità ecclesiale e civica”

“La ricorrenza del patrono è occasione per mettere sotto i riflettori il rapporto tra comunità ecclesiale e comunità civica, oggi sempre più ‘mista’”. È quanto scrive il vescovo di Imola, mons. Tommaso Ghirelli nell’editoriale pubblicato sull’ultimo numero del settimanale diocesano “Il Nuovo Diario Messaggero” in occasione della festa di san Cassiano, patrono di Imola, che verrà celebrata domenica 13 agosto. “Che cosa hanno a che fare con san Cassiano le famiglie provenienti da altri Paesi e appartenenti magari ad altre religioni? Come può influire sulla vita di Imola la conoscenza del patrono e la partecipazione alla sua festa?”, chiede il vescovo. “Già il fatto di porre questo problema implica il superamento dell’istintiva diffidenza, se non ripulsa, nei confronti dei nostri nuovi concittadini”, osserva Ghirelli. “Come far conoscere loro il patrono, se non invitandoli a partecipare almeno in parte alla sua festa, visitando la sua tomba nella cripta della cattedrale?”, prosegue il vescovo, secondo cui “dovranno essere informati sulle modalità del suo martirio, sulla diffusione della devozione, sul valore che i cristiani attribuiscono al versamento del sangue per la fede in Cristo”. “Anche questa – nota – è cultura civica”. Di fronte ad “un evento religioso che rivela una non comune capacità di attrazione sul piano sociale”, Ghirelli rileva che “gli imolesi rischiano di essere gli ultimi ad accorgersi del dono che custodiscono e dell’importanza di ciò che fanno”. Ricordando che il prossimo anno si terranno le elezioni amministrative, il vescovo sottolinea che il “progetto di città” che verrà presentato “si misura anche, in profondità, con il rapporto che gli imolesi intendono coltivare con san Cassiano”. “Dipende – spiega – da quanto si identificano con lui e da come raccolgono l’eredità delle generazioni che li hanno preceduti, confermandolo come rappresentante, assistente, protettore della città davanti alla giustizia e misericordia divina”. “Per meritare un sindaco – conclude – occorre amare la città; averle dato un patrono è stata una grande espressione di affetto”.

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