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Delpini arcivescovo Milano: “Vorrei che tutti avessero la certezza che Dio ci ama, ci vuole felici”

(Milano) “Ci vorrebbe un vescovo santo, un vescovo genio, un vescovo carismatico…”. Mons. Delpini, rivolgendo le prime parole all’annuncio ufficiale della sua nomina a nuovo arcivescovo di Milano, ha tracciato il profilo di un vescovo “ideale”, per poi sottolineare più volte la sua “inadeguatezza” al compito. Per tale ragione ha chiesto preghiere per la diocesi e per sé e ha affermato che spera di tenere un dialogo aperto e collaborativo con i teologi, il clero, i laici, le realtà del territorio, le istituzioni accademiche per “interpretare insieme il tempo complesso che viviamo e quello che abbiamo di fronte”. Sollecitato dai giornalisti, Delpini ha affermato che il primo dono che domanderebbe “allo Spirito Santo è il dono della gioia, che è anche una delle risonanze abituali del Vangelo” e “un messaggio che trasmette Papa Francesco”. “Noi milanesi – ha aggiunto – siamo bravi, intelligenti ed efficienti”, ha aggiunto sorridendo, “ma a volte riscontro lamentosità e impotenza”: da qui l’invito a essere più gioiosi. Lei vivrà nel palazzo arcivescovile? – gli si domanda: “Per adesso ci vive l’arcivescovo Scola – ha risposto Delpini –. E poi si dice che io vivo in povertà, ma non abito sotto un ponte!”.
Quali le priorità del suo ministero da arcivescovo? “Il Papa ha scelto come successore del card. Scola il suo vicario generale. Quindi direi che un termine prioritario sarà la continuità. Continuità con il card. Scola e con i vescovi che hanno servito questa Chiesa di Milano”. “Chiedo poi – ha proseguito il vescovo nominato – a tutti di aiutarmi, di parlarmi. Non sono preparato per fare l’arcivescovo di Milano”, ha ripetuto, “per questo è importante che mi si parli, mi si dicano le cose e lo faccia chi è d’accordo e chi non lo è”. Quale messaggio indirizzerebbe per primo alla città e alla diocesi? “Io sono un prete. Il mio primo messaggio a ciascuno è di ricordarsi di Dio, di cercarlo, di vivere un rapporto con Dio. In una realtà secolarizzata e moderna” come Milano, “ritengo che senza Dio non ci sia speranza. Vorrei che tutti avessero la certezza che Dio ci ama, ci vuole felici”. Quindi una riflessione sulla convivenza fra religioni e fedi diverse, con “cammini che portano a dare speranza alle persone”. E un invito a “non contrapporre le religioni come nemici che si sfidano”.

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