Charlie Gard: mons. Cozzoli, nei casi dubbi “sapienza etica e giuridica sta dalla parte della vita”

“Nei casi dubbi e contrastanti la sapienza etica e giuridica è per il favor vitae: sta dalla parte della vita. Non fosse altro perché lo sono i genitori di Charlie e lo sono con tutto il loro coinvolgimento affettivo e fisico. La loro scelta obbliga: medici e giudici avrebbero dovuto tenerne conto”. Ad affermarlo in una nota per il Sir è mons. Mauro Cozzoli, ordinario di teologia morale alla Pontificia Università Lateranenese, secondo il quale “non si tratta di cercare la vita ad ogni costo, di ostinazione terapeutica”, bensì di “custodire una vita piccola e debole, finché c’è la speranza di una cura e un amore che la sorregge”. Il piccolo Charlie, sostiene il teologo, “è molto di più del suo male. Questo Chris e Connie, il papà e la mamma di Charlie, lo percepiscono e ne hanno difeso il valore e il diritto sino alla fine. La gente che ha solidarizzato, anche economicamente, con loro lo coglie. I medici del Great Ormond Street Hospital e i magistrati delle Corti di Londra e Strasburgo invece no”. In questo “molto di più”, spiega Cozzoli, “c’è l’umano e la sua differenza. Il biodiritto, come la bioetica, non deve perderlo. È il ‘molto di più’ della persona e della sua vita, da far valere sempre. Ma che una concezione cosale e quantistica della vita e della sua qualità tendono a smarrire”. Per questo “il caso del piccolo Charlie, e di Chris e Connie accanto a lui, non finisce con la sentenza della Corte europea. È un caso che giudica quella sentenza, con la carica di umanità che da esso trabocca. E chiama medici e magistrati a una valutazione complessiva e inclusiva dei casi clinici”.

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