Charlie Gard: Sgreccia (Istituto Camillianum), “non doveva diventare un caso giuridico”

“Charlie non doveva diventare un caso giuridico, ma rimanere un bimbo fragile e prezioso da custodire”. È quanto sottolinea Palma Sgreccia, preside dell’Istituto Camillianum della Pontificia Università Lateranense e docente di filosofia morale e bioetica, in una nota diffusa oggi, “in memoria del piccolo Charlie”. “Nell’esprimere la più sentita vicinanza ai genitori ed ai parenti di Charlie Gard, deceduto ieri in Gran Bretagna – scrive Sgreccia -, ritengo importante evidenziare alcuni importanti aspetti della sua drammatica vicenda. Se dall’esterno non è facile valutare quando sia bene sospendere i trattamenti, cioè quando si delinea la situazione di accanimento clinico, quello che va sottolineato è che non può passare l’idea che la morte costituisca il miglior interesse del bambino, o che la vita dei disabili gravi non sia di qualità. Certamente vanno evitate le sperimentazioni selvagge e le illusioni, ma non va nemmeno negata la ragionevole speranza di cura”. Secondo la docente, “la foga mediatica ha distolto dalla comunicazione nel suo senso originario latino di communicatio, cioè di messa in comune. Forse è mancata la dimensione profonda della relazione medico-paziente-famiglia, Charlie non doveva diventare un caso giuridico, ma rimanere un bimbo fragile e prezioso da custodire, con il diritto di essere accompagnato alla morte, se ineluttabile, con il coinvolgimento dei suoi genitori che andavano sostenuti nella loro tragica vicenda”. E ancora: “La riflessione in ambito sanitario dovrebbe evitare le facili contrapposizioni, serve il rispetto dei dati clinici, serve da parte degli operatori sanitari la capacità di generare fiducia e speranza, se non nella guarigione, nella cura, nella vicinanza e nel conforto”. “L’intelligenza della sofferenza – conclude Sgreccia – aiuta a riconoscere nella malattia prolungata terminale i limiti di ciò che può essere fatto, ma aiuta ad agire sempre umilmente al servizio del malato fino al momento della morte naturale”.

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