Charlie Gard: Enzo Bianchi, “di quell’intreccio di mani è intessuta l’umanità che non possiamo permetterci di smarrire”

“Non sono nulla tre semplici mani che formano un Tau, che iscrivono una dolorosa vicenda umana nel dono di vita offerto dalla croce di Cristo. Eppure di quelli mani l’umanità ha bisogno: mani che testimoniano la predilezione per i piccoli, gli indifesi, i sommersi, gli scartati; mani che non smettono di trasmettere calore, amore, vita anche quando l’amore è contraddetto, il calore si stempera, la vita viene meno”. Lo scrive Enzo Bianchi, fondatore della comunità monastica di Bose, in una nota per il Sir all’indomani della morte di Charlie Gard. “Ora la mano più piccola ha lasciato la presa, senza voce né parole ha cantato un sofferto Nunc dimittis, trasmettendo un ultimo sussulto di pace e di gratitudine alle altre due mani. Ora paiono affrante le due mani rimaste, eppure in loro pulsa l’anelito della più piccola, pulsa la vita che hanno saputo trasmettere al di là di ogni male e di ogni ombra di morte. No – scrive Bianchi -, non hanno fallito quelle mani e grazie a loro non ha fallito l’umanità che è in ciascuno di noi. Perché di quell’intreccio di mani è intessuta l’umanità che non possiamo permetterci di smarrire. Perché quell’intreccio di mani innalza un inno alla preziosità della vita, alla difesa del dono più grande che ciascuno di noi riceve, un inno alla prima e fondamentale vocazione di ogni essere umano: avere vita, essere vita”.

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