Repubblica Centrafricana: card. Nzapalainga (Bangui), i “signori della guerra” ancora “regnano con il terrore”

“Lo Stato non esiste più”, i gruppi radicali armati sono “signori della guerra” che “non rispettano l’autorità di nessuno”, “regnano con il terrore” e “hanno diritto di vita e di morte sulle persone”. Non c’è ancora pace per la Repubblica Centrafricana secondo il cardinale Dieudonné Nzapalainga, arcivescovo di Bangui, nonostante la firma degli accordi a Roma lo scorso 19 giugno. Ma le soluzioni a suo avviso ci sono: “Andare nei villaggi, individuare i veri capi, dialogare con loro, chiedere di deporre le armi e instaurare l’autorità dello Stato”, dice in un’intervista al Sir. “Le persone non possono andare liberamente nei campi, accedere alle cure, andare a scuola – racconta -. La preoccupazione di questi gruppi estremisti è il denaro, i diamanti, il legno, l’oro, le risorse minerarie. Hanno fagocitato una intera popolazione rendendo difficile la sopravvivenza. I capi dei villaggi e i sindaci non hanno più autorità. In una grande città come Bangassou ci sono solo 7 gendarmi con 2 armi e 4 poliziotti con una sola arma. Cosa si può fare davanti a questi giovani armati? Niente. Questa è la realtà nelle nostre città. Senza autorità e nel caos”. Anche le forze Onu della Minusca, a suo avviso, possono fare poco “finché non ci saranno forze armate nazionali in grado di impedire a questi gruppi di prendere in ostaggio una popolazione intera”. Sugli accordi di pace siglati di recente a Roma il cardinale osserva: “Sulla carta gli accordi sono un successo perché hanno firmato tutti ma noi non vediamo le ripercussioni sul campo. Questa è la mia preoccupazione”.  Il problema, prosegue, “è che molti vivono grazie alle armi. Le comprano e li rivendono. Fermano le automobili e chiedono soldi. Impongono e prelevano le imposte. E così si sono sostituiti allo Stato”. “È come se fossimo seduti sulla brace, basta un po’ di vento per far ripartire il fuoco – dice -. Abbiamo una società convalescente che non ha ancora ritrovato la salute, è sufficiente un piccolo fastidio per ammalarsi di nuovo. Certo, abbiamo un presidente, dei deputati. Ma solo sulla carta, perché non hanno ancora il potere di dirigere una regione”. “Sono convinto – conclude – che per andare al sodo bisogna avere il coraggio di lavorare sul campo, discutere con i capi che hanno le armi per smorzare la rabbia e l’odio che hanno nel cuore, nello spirito, nella testa e proporre delle alternative. Non si può negare la realtà e non vedere che queste persone sono lì con le loro armi. Bisogna ascoltarli, mostrare i limiti delle loro proposte e discutere insieme per avere una soluzione duratura”.

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