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Charlie Gard: Enoc (Osp. Bambino Gesù), “è intervenuto un tribunale, quando in realtà dovevano parlarsi medici e familiari”

“La storia di Charlie lascia al nostro ospedale la convinzione che la strada che abbiano intrapreso è corretta, che si deve percorrere e che alla ricerca non deve essere mai tolta risorsa. Ci insegna inoltre che la ricerca deve sempre arrivare al letto del paziente perché guai se laboratorio e paziente sono staccati”. Esordisce così Mariella Enoc, presidente dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù, rispondendo al Sir sulla lezione e l’eredità che la vicenda di Charlie lascia al nosocomio. Richiamando il caso di una bambina morta a pochi mesi accanto ai suoi genitori, Enoc racconta che la mamma le ha espresso gratitudine perché la piccola “ha avuto tanto amore e dignità. Alla fine – dice – è anche questo che dobbiamo fare. Il nostro ospedale deve essere anzitutto un buon ospedale: i genitori che vengono qui chiedono che il loro figlio sia possibilmente guarito, se non guarito curato, se deve morire, almeno amato. Questa è anche la richiesta di Papa Francesco che non ci chiede mai di essere ideologici, ma di essere ci evangelici”. La presidente insiste sull’importanza del rapporto dei medici con le famiglia dei piccoli pazienti: “La rarità di quello che stiamo scoprendo dice che la comunità scientifica deve lavorare molto insieme ma anche rapportarsi con la famiglia. Serve relazione, condivisione, accompagnamento”. E aggiunge: “Nel caso di Charlie è intervenuto un tribunale quando in realtà dovevano parlarsi dei medici e dei familiari e dovevano essere loro a decidere loro cosa fare. Quando all’ospedale di Londra è arrivato il prof. Enrico Silvio Bertini abituato a questo rapporto con le famiglie, la tensione dei genitori è molto scesa”. “Non basta somministrare cure in modo asettico – prosegue -. Occorre dialogare, forse anche scontrarsi ma rapportarsi”. Questo, conclude, “è il messaggio che un ospedale cattolico può dare: senza ideologizzarsi ci siamo messi in corsa per fare qualcosa. Charlie non continuerà a vivere ma forse ci sarà un modo diverso di approcciare queste situazioni”.

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