Anziani: don Arice (Cei), “una responsabilità crescente ce l’abbiamo anche noi comunità cristiana”

Un bisogno emergente nei confronti del quale è scarsa sia l’attenzione dei responsabili della cosa pubblica, sia quella della comunità ecclesiale. Ad accendere i riflettori sulla “questione anziani” è don Carmine Arice, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei, in un’intervista al Sir. Anzitutto sostenendo la necessità di “politiche adeguate”. “Le risorse non sono infinite, ma il tema della sostenibilità deve coniugarsi con l’equità e il diritto alla salute”. Per questo occorre agire su due fronti: “Un taglio netto agli sprechi in sanità” da “coniugare con un’attenta gestione delle risorse esistenti”, e una “redistribuzione del servizio sanitario”. Troppi anziani sono abbandonati a se stessi, soprattutto nelle grandi città dove la cronaca dà periodicamente notizia del loro ritrovamento diversi giorni dopo il decesso. Don Arice parla di “società individualista e disumanizzante” ma, ammonisce, “una responsabilità concreta e crescente ce l’abbiamo anche noi comunità cristiana”. “Come avverte Papa Francesco – prosegue -, tutto ha origine dalla crisi antropologica che nega il primato dell’uomo e lo sacrifica sull’altare del profitto, ma se fa piangere che la comunità civile scopra un anziano morto senza che nessuno se ne sia accorto, anche a noi verrà chiesto: ‘Dov’è tuo fratello?’”. Per il sacerdote, “non c’è pastoralmente parlando un’attenzione sufficiente”. Rare le diocesi (tra cui Torino) che hanno un ufficio di pastorale specifica, ma è in corso un relativo censimento.

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