Mediterraneo: Tarquinio (“Avvenire”), “non vinceranno quelli che vogliono trasformarlo in un muro di acqua che separa le civiltà”

“C’è l’alternativa al muro che alcuni signori vogliono che innalziamo dentro la nostra umanità. Non vinceranno quelli che vogliono trasformare il Mediterraneo in un muro di acqua che separa le civiltà invece di tenerle in comunicazione”. Lo ha affermato ieri sera Marco Tarquinio, direttore del quotidiano cattolico “Avvenire”, intervenendo alla presentazione della collana di instant book “#VoltiDiSperanza” dell’associazione “Amici di Santina Zucchinelli”. Commentando i libri scritti da don Luigi Ginami, il direttore ha osservato che “nella narrazione dei grandi fatti che stanno segnando il nostro tempo rischiamo di concentrarci sui macrofenomeni, su numeri e popoli che sono categorie”. “Ma ogni singolo fatto – ha proseguito – riguarda uomini e donne in carne d’ossa. Una serie di volti ci mette inesorabilmente davanti alla verità di quello che accade, non ci sono mai solo dei numeri”. Tarquinio ha poi puntato il dito contro chi dice “Aiutiamoli a casa loro”. “Lo dicono – ha accusato – quelli che non hanno mai aiutato nessuno a casa loro. E lo dicono a chi già li aiuta a casa loro, come i sacerdoti cristiani o le ong”. Il direttore ha poi sottolineato la necessità che l’informazione aiuti a capire che “piccoli, fragili, ultimi di questo mondo vengono aiutati innanzitutto collocandoli al posto giusto nello scenario del tempo che viviamo”. Secondo il direttore “va raccontata sempre di più nelle pagine dei giornali” la realtà positiva di ong e cooperative, “per evitare di tacitare la parte di speranza che viene seminata e cresce”. Tarquinio ha dedicato un passaggio del suo intervento anche ai cristiani perseguitati, alla “Chiesa del martirio e della sofferenza che continua a vivere in minoranza con gli altri e a credere in Cristo nonostante le difficoltà che incontra”. “Sono le donne che testimoniano con più forza”, ha rilevato, ricordando anche “Asia Naurīn Bibi che da più 7 anni continua a stare in carcere in Pakistan per la sua fede cristiana”.
Alla presentazione è intervenuto anche Stefano Folli, editorialista de “La Repubblica”, che ha posto la domanda: “quanti sono capaci di condividere i viaggi di don Luigi e le opere che realizza tra mille drammatiche difficoltà?”. “Questo darsi senza riserve al prossimo – ha notato – non è solo una prerogativa dei cattolici, ma solo la Chiesa di Roma riesce ad accendere una simile passione per l’umanità”. Secondo Folli, “l’opera incessante di don Ginami e di altri come lui è un contributo all’immagine di un’altra Chiesa, che emerge e si afferma ma è al tempo stesso umile”.

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