Europa: Giovannini (giornalista Rai), “in tema di immigrazione passiamo dalla rimozione all’emergenza al pietismo”

Per comunicare l’Europa “occorre rinnovare il linguaggio. Come giornalisti abbiamo grandi responsabilità” e “chi nutre sospetti sulla nostra categoria a volte ha ragione”. Lo sostiene Eva Giovannini, giornalista Rai, intervenuta alla seconda giornata di Acting EurHope in corso a Roma fino a sabato. “E’ difficile – ammette – fare questo mestiere senza piegarsi alla retorica di chi ci accusa di essere bugiardi o di propagare fake news. Inoltre, la brevità della comunicazione alimenta la semplificazione-banalizzazione della complessità e favorisce il cinismo, mentre Internet inasprisce il sospetto di complottismo”. In tema di immigrazione, osserva, “passiamo dalla rimozione del problema al lessico dell’emergenza al pietismo. Soprattutto nel gioco della rappresentazione ne parliamo senza dare veramente voce all’oggetto del dibattito: gli immigrati con le loro storie”. E ancora: “Che senso ha parlare di solidarietà se si chiudono le porte a chi fugge dalle guerre? Come possiamo chiamarci europei?”. “Siamo molto indietro sulla comunicazione sull’Europa – sostiene Giovannini – ma quest’ultima non ci aiuta: tra gli annunci e le loro realizzazioni passano spesso tempi biblici: un esempio per tutti il roaming gratuito, annunciato cinque anni fa come imminente e attuato un mese fa”. Difficile smantellare le fake news: fra le tante quella sui presunti costi stratosferici dei burocrati europei che “in realtà – chiarisce la giornalista – costano ad ognuno dei 500 milioni di cittadini Ue 1 euro e 40 centesimi al mese”.

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