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Religioni: presentato all’Onu un piano d’azione per leader religiosi contro “incitamento alla violenza” e “crimini atroci”

(da New York) – “Un Piano d’azione destinato ai leader religiosi per impedire l’incitamento alla violenza e a commettere crimini atroci” è stato presentato il 15 luglio nella sede dell’Onu a New York, dal segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres. Articolato in 177 obiettivi suddivisi in tre gruppi di raccomandazioni, il piano mira ad impedire crimini e atrocità e a rafforzare e costruire strategie di convivenza non solo nelle aree del mondo a rischio, ma anche in tutti quei contesti dove serve lavorare alla prevenzione di estremismi violenti e di conflitti. Destinato principalmente ai leader religiosi, il documento offre raccomandazioni dettagliate anche agli Stati, alle organizzazioni della società civile e ai media nuovi e tradizionali, poiché “la prevenzione dei crimini, la garanzia di libertà di espressione, religione, credo e di riunione pacifica, sono frutto di un’operazione multilivello a cui tutti sono chiamati a collaborare”. Il progetto è stato sviluppato con la collaborazione di 232 leader religiosi e peacemaker provenienti da 77 Paesi e ha richiesto due anni di lavoro. Buddisti, cristiani, indù, ebrei, musulmani e sikh di vari gruppi e denominazioni, sono stati tra gli estensori del documento e a loro si sono aggiunti rappresentanti di varie minoranze religiose tra cui i Baha’i, Candomblé, Kakai, Yazidi: il 30% degli interlocutori era costituito da donne. Per l’Italia erano presenti rappresentanti di Coreis (Comunità religiosa islamica italiana), Comunità di sant’Egidio, Unione buddista italiana, Fondazione per i diritti umani Robert F. Kennedy, della moschea Al-Wahid di Milano e della Commissione interministeriale per i Diritti umani.

Il nunzio mons. Bernardito Auza, intervenendo a nome della Santa Sede, ha ribadito il pensiero di Papa Francesco sul considerare le religioni “parte della soluzione del problema” e ha sottolineato la necessità per i leader religiosi di partecipare a “significativi incontri interreligiosi”. Ha incoraggiato poi a utilizzare le buone pratiche offerte dal piano per dissuadere dall’odio e dalla violenza “coloro che usano motivazioni pseudoreligiose e che non saranno dissuasi da argomentazioni secolari ed economiche ma che hanno bisogno, piuttosto, di veri argomenti religiosi che dimostrino come l’interpretazione che induce violenza è infedele al testo sacro e al Dio che gli estremisti pretendono di servire”. Infine, un richiamo è andato alla responsabilità degli Stati nel fermare genocidi e atrocità “perché i leader religiosi possono contribuire nel prevenire i crimini, ma poi non hanno gli strumenti per fermarli e questo è un compito degli Stati, delle loro agenzie e delle forze armate”. Il segretario Guterres, nel corso del dibattito sulle strategie attuative, ha precisato che il piano “può aiutare a salvare vite umane, a ridurre la sofferenza e a realizzare una visione condivisa di pace, inclusività, società giusta, dove la diversità è un valore e i diritti di tutti gli individui sono protetti”.

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