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Diocesi: mons. Moraglia (Venezia), “la città deve vivere la sua identità in modo inclusivo ed essere accogliente”

“Una città come la nostra amata Venezia deve vivere la sua identità in modo inclusivo ed essere città accogliente che sa conservare viva la propria storia”. Lo ha affermato ieri il patriarca di Venezia, monsignor Francesco Moraglia, in occasione della solennità del Santissimo Redentore, che ha presieduto nell’omonima basilica alla Giudecca. Nell’omelia, Moraglia ha parlato della speranza, osservando che “senza la speranza eterna anche le speranze terrene risultano difficili da tenere deste perché instabili, fragili e, soprattutto, deludenti”. Il patriarca ha poi passato in rassegna lacune problematiche globali e territoriali. “È illusione pensare ad una redistribuzione della ricchezza a livello mondiale senza una ‘conversione’ della politica”, ha ammonito Moraglia. “Urge una migliore suddivisione delle risorse fra gli uomini, fra gli Stati e fra i continenti perché – ha proseguito – la pace dipende, non poco, da questa giustizia sociale fra uomini e Stati. Lavorare allo sviluppo d’intere regioni vuol dire costruire la pace”. Secondo il patriarca, “per il cristiano la via della speranza e dell’impegno passa anche attraverso l’esercizio rigoroso della responsabilità politica e sociale, economica e finanziaria”. Riferendosi poi al “caso delle banche venete”, ha evidenziato come sia necessario “mantenere sempre alto – da parte di tutti – il livello di attenzione, vigilanza e responsabilità” e ha auspicato che “non avvenga” che “a rimetterci siano proprio i cittadini più deboli, i piccoli risparmiatori”. Moraglia ha fatto accenno anche “alla questione epocale dei migranti”, rispetto alla quale “la politica non può più balbettare” ma “deve parlare un linguaggio chiaro” e “avere soprattutto un progetto”. Il patriarca ha anche richiamato la necessità che “vengano portate a compimento le grandi opere iniziate” a Venezia ma “sempre nel rispetto della natura unica e fragilissima di questa città e della sua laguna che vanno messe al riparo da tante ferite che possono esserle inflitte”.

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