In un altro mondo: Calabresi (“Sovvenire”), “c’è un interesse molto forte dei giovani verso bene comune e volontariato”

“C’è un interesse molto forte dei giovani verso il bene comune e il volontariato. C’è molta propensione alla spiritualità che significa, a volte, vicinanza al credo religioso e, in altre, semplicemente trovare un senso della vita”. Così Matteo Calabresi, responsabile del Servizio Cei per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica, commenta al Sir il percorso che ha portato all’individuazione dei 4 vincitori del concorso “In un altro mondo” promosso da Conferenza episcopale italiana (Cei) e Caritas Italiana. Clelia, Angelo, Federica e Marta, quattro giovani tra i 20 e i 30 anni, “sono stati scelti – spiega Calabresi – in un campo, svoltosi a maggio a Roma, di formazione e, nello stesso tempo, di valutazione con giochi di ruoli e dinamiche di gruppo proposte con formatori quasi tutti di Caritas Italiana”. Tra i vincitori “alcuni hanno già avuto esperienze di volontariato”. Ciascuno di loro vivrà un mese in realtà estere sostenute dai fondi dell’8xmille in Camerun, Haiti, India e Palestina. “Affronteranno il mese con un approccio molto fresco, a volte anche ingenuo”, assicura Calabresi, aggiungendo che “a loro chiediamo di vivere l’esperienza di volontariato con tutto il cuore e tutte le loro energie. A fine giornata, attraverso foto e qualche riga, realizzeranno un racconto social condividendo la loro esperienza e le emozioni vissute in quel giorno”. “I loro coetanei che hanno vissuto l’esperienza nelle scorse edizioni – ricorda – sono tornati molto entusiasti e sono rimasti tutti in contatto con l’opera dove sono stati inviati, perché si è creato un rapporto vero e sincero, per quanto un mese sia un tempo molto ridotto”. “Nonostante questo hanno vissuto emozioni forti e sono riusciti, probabilmente, più a ricevere che a dare perché in poche settimane è difficile riuscire a dare un contributo sostanziale”, conclude Calabresi, sottolineando l’importanza che, attraverso queste iniziative, “sensibilizziamo i giovani e diciamo loro che c’è speranza e c’è modo di aiutare gli altri”.

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