Festival biblico: oltre 32mila spettatori per 224 eventi con più di 300 ospiti. Prossima edizione privilegerà periferie urbane

Sono stati 32.300 gli spettatori complessivi del FestivalbBiblico, manifestazione che ha proposto 224 eventi a ingresso gratuito – molti sold out – concentrati in undici giorni, dal 18 al 28 maggio, con più di 300 ospiti partecipanti. Questo in sintesi il dato della tredicesima edizione. Ma, al di là dei numeri, spiegano gli organizzatori, “la gioia riguarda l’essere riusciti anche quest’anno a portare, nelle località dove si è svolto il festival, ospiti nazionali e internazionali che, con riferimento esplicito o implicito al messaggio biblico, hanno saputo creare occasioni di riflessione e di incontro”. “Uno degli obiettivi principali – spiega la direttrice Roberta Rocelli – è stato raggiunto: mi riferisco al rinnovamento generazionale del nostro pubblico e alla connessione in platea tra le varie stagioni di vita. Un aspetto qualificante è stata la capacità di costruire un cartellone in cui non fossero presenti soltanto i grandi nomi immediatamente riconoscibili, ma anche realtà da valorizzare e sperimentazioni, come il progetto Agire la parola e il percorso originale pensato a Verona”. Uno dei due presidenti, Ampelio Crema, sottolinea il “clima” che “si respira nel corso del festival”, una “atmosfera gioiosa che gli spettatori hanno cercato e voluto”. “In questo senso – spiega – il dabar, il nostro café culturale, ha costituito un polo di attrazione e di stimoli importantissimo”. “Il Festival biblico è un lavoro corale, basato sulla condivisione – osserva l’altro presidente, Roberto Tommasi – Sono perciò contento del risultato ottenuto da questa edizione grazie a tutte le persone coinvolte”.  “Proseguiremo sulla strada della commistione, della mescolanza tra le voci del filone biblico e di altri filoni non prettamente ecclesiali – conclude la direttrice Rocelli –. Ci piacerebbe accostare ulteriormente i due pensieri, che sono più vicini di quanto si possa pensare. Potenzieremo inoltre la scelta delle periferie urbane quale spazio di incontro, conferenze, arte”.

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