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Pastorale: mons. Semeraro (Albano), “per Papa Francesco la periferia è un punto da cui comprendere la realtà”

(Torino) – “Per Papa Francesco la periferia è un principio ermeneutico, cioè un punto da cui comprendere la realtà. Perché la realtà si capisce meglio non dal centro ma dalla periferia. E questo capovolge lo spirito missionario”. Lo ha affermato questa mattina mons. Marcello Semeraro, vescovo di Albano e segretario del Consiglio dei cardinali, intervenendo alla 67ª Settimana nazionale di aggiornamento pastorale in corso a Pianezza (To) sul tema “Ri-partire dalle periferie”. Nella sua relazione, Semeraro ha ricordato che “all’origine la parrocchia nasce come un’uscita dal centro verso la periferia” perché “la parrocchia è nata per favorire nella Chiesa la vicinanza alle persone, raggiungendole dove vivono per stabilire una compagnia stabile e non saltuaria”. “Ne consegue una pastorale delle relazioni”, ha aggiunto il vescovo, osservando che “per noi, Chiesa in Italia, Papa Francesco sta svolgendo un grande compito: quello di farci mettere in pratica quello che abbiamo detto decine di anni fa” in documenti e convegni. Semeraro ha ricordato che “il territorio è importante sotto il profilo antropologico e non può scomparire da una definizione di parrocchia” e che “ogni parrocchia è diversa dall’altra non perché cambiano le azioni fondamentali che sono nel dna della Chiesa, ma perché cambiano le persone”. Siamo chiamati – ha proseguito – ad “una missione paradigmatica che implica il porre in chiave missionaria le nostre abituali attività”. Per questo serve un “cambio di mentalità”, poiché “i cambiamenti devono essere il frutto di una scelta della dinamica missionaria”, altrimenti “si cambia tutto perché non cambi niente”.

Per il vescovo, “siamo chiamati sempre a riscoprire il significato delle cose che facciamo, il ruolo della preghiera, il valore degli impegni andando verso gli altri nelle periferie”. Semeraro ha anche evidenziato che “passare i confini significa diventare stranieri e vedersi sconosciuti a noi stessi”. “Il confine – ha continuato – può diventare anche il luogo dell’incontro, un po’ come la soglia di casa. Non a caso Francesco ha parlato più volte della pastorale della soglia, della strada, della casa”. “Le periferie non sono soltanto una direzione o una meta – ha ammonito – ma sono prima di tutto un punto di partenza, uno sguardo”. “Si tratta di osservare la totalità a partire dalla realtà di coloro che il Papa chiama scarti, esclusi”, ha concluso, rimarcando che “gli ultimi non sono una categoria, ma sono una prospettiva, una chiave di lettura. Con gli ultimi potremo recuperare un genere di vita più evangelico”.

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