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Pastorale migratoria: padre Natoli (Palermo), “cercare forme di integrazione, ma non assimilazione”

“È molto importante che le radici culturali e religiose di ogni gruppo etnico debbano essere custodite e conservate” ed è “importante superare l’inevitabile isolamento etnico che esso può produrre se non si realizza un ‘dinamismo dell’incontro’ che permette di costruire l’unico popolo di Dio, l’unica Chiesa di Gesù Cristo, l’unica comunità degli uomini che superi e colmi le distanze tra le diverse ‘isole’ dell’arcipelago umano formato dalle differenti comunità etniche”. A dirlo oggi pomeriggio padre Sergio Natoli dell’Ufficio Migrantes di Palermo, davanti ai circa 70 partecipanti al corso di formazione in pastorale migratoria, promosso a Roma dalla Fondazione Migrantes. Per padre Natoli, che ha fatto un excursus sulla mobilità umana in Italia e nel mondo, tutti i migranti che vivono nel medesimo territorio e “noi insieme a loro siamo interpellati, in questo mondo interconnesso, a camminare con due gambe: una è quella dell’appartenenza etnica e l’altra quella della nuova cultura nella quale il migrante ha scelto di vivere. L’accoglienza vicendevole delle diversità, specialmente tra i cristiani, è una ricchezza che fa vivere a tutti e a ciascuno la ‘cattolicità’. Tutti, nativi e migranti, in questo incontro diventano segno comprensibile della cattolicità della Chiesa nel medesimo territorio e permette a tutti di essere un segno profetico di unità nella comunità degli uomini”.
Bisognerà, ha proseguito il religioso, sempre più “dialogare con quanti sono portatori di altre culture, promuovendo e cercando forme di integrazione, ma non assimilazione. Vivere nel medesimo territorio con uomini e donne provenienti da altre culture spesso può disorientare”. E parlando di integrazione ha sottolineato che “l’integrazione non è una strada a senso unico, non è cammino da percorrere solo dall’immigrato, ma anche dalla società di arrivo, che, a contatto con lui, scopre la sua ‘ricchezza’, cogliendone i valori della cultura. La vera integrazione quindi si realizza là dove l’interazione tra gli immigrati e la popolazione autoctona non si limita al solo campo economico-sociale, ma si attua in pienezza, comprendendo anche l’ambito culturale. Ambedue le parti, comunque, devono essere disposte a farlo, giacché motore dell’integrazione è il dialogo, e ciò presuppone un rapporto reciproco”. Nella giornata di oggi è intervenuto all’incontro anche padre Luigi Sabbarese della Pontificia Università Urbaniana che ha trattato il tema dei migranti e i sacramenti dell’iniziazione cristiana.

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