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Festa di Avvenire: mons. Galantino, “uscire non vuol dire correre verso il mondo senza direzione e senso, noi abbiamo il Vangelo”

“Uscire non vuol dire correre verso il mondo senza una direzione e senza un senso. Noi abbiamo il Vangelo, che è vero e possibile. Questo lo diciamo a chi ha paura di uscire dalle sacrestie, da certi schemi, dalla retorica clericale, dal politicamente corretto”. Lo ha affermato ieri sera monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Conferenza episcopale italiana, intervenendo a Matera alla “Festa di Avvenire”. Parlando del rapporto Chiesa-mondo, Galantino ha osservato che “chi denigra il modo di fare del Papa in fondo non ha capito che lui sta facendo quello che c’è scritto nel Vangelo”. “Come si fa a dire ad un Papa, ad un prete o ad un laico che si fa carico del peso dell’altro, della fatica di vivere dell’altro: ‘Ah, ma tu non sei cristiano perché ti stai compromettendo con il male’?”, ha proseguito il segretario generale, rilevando che “se la nostra Chiesa non riscopre la gioia di compromettersi non con il mondo ‘cattivo’ ma con il suo peccato, così come con le sue gioie, se non diventa una carne sola, se non riscopriamo la gioia dell’Incarnazione cioè del sentici parte di questo mondo, allora faremo sempre gli schifiltosi di fronte a gesti di solidarietà, vicinanza, inclusione”. Per Galantino, se questo non si comprende, allora “non capirò il perché devo accogliere il profugo e l’immigrato”. Invece, “con il suo limite, non posso lasciarlo lì, semplicemente perché Gesù non ce l’ha lasciato”. “Non ci sono motivi politici”, ha sottolineato, aggiungendo che “mi interessa la politica che mette tutti quanti noi in gioco rispetto a queste realtà”. Galantino ha anche ripercorso brevemente la “storia del rapporto Chiesa-mondo”, partendo dall’antichità quando “mondo religioso e mondo politico vivevano un rapporto di compenetrazione” fino a quando “in certi periodi e aspetti della modernità la Chiesa è stata ritenuta arretrata e oscurantista”. Il segretario generale ha anche citato quanto l’arcivescovo di Parigi, mons. Darboy, scrisse a Pio IX: “Voi avete segnalato e condannato i principali errori della nostra epoca. Volgete ora gli occhi a ciò che in essa può esservi di onorevole e buono, e sostenetela nei suoi sforzi generosi”. “Questa frase – ha concluso – mi sembra sintetizzi l’appello che è nato in quel periodo ma che ancora oggi viene rivolto a noi”.

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