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Festa di Avvenire: Brunelli (Tv2000), “più soli con le nostre incoerenze anche se sempre connessi”

“Di fronte ad un uomo rispetto al quale il cristianesimo non ha alcun impatto di bene sulla sua umanità, partire lancia in resta sulle regole morali o proporre il cristianesimo ridotto ad una serie di dottrine non ha nessuna chance. L’unica cosa che può scalfire lo scetticismo e mettere in movimento la vita di tante persone che sono lontane dalla Chiesa è quando incontrano qualcosa che attrae, quando sperimentano una corrispondenza tra i loro desideri più profondi e la realtà che viene loro incontro”. Lo ha affermato ieri sera Lucio Brunelli, direttore delle testate giornalistiche Tv2000 e RadioInblu, intervenendo a Matera alla “Festa di Avvenire”. Brunelli ha raccontato la sua esperienza personale, il suo allontanamento dalla Chiesa in gioventù e la riscoperta della fede all’università. “In quel frangente mi fu davvero di conforto la lettura di alcuni autori cattolici francesi, Charles Péguy e Emmanuel Mounier”. “Il mondo è lontano dal cristianesimo – ha aggiunto – vi è una maggioranza di persone, soprattutto tra i giovani, la cui vita prescinde ormai dal cristianesimo”. “Come incontrare queste persone?”, si è chiesto il direttore, osservando che “le miserie, che ci sono sempre state, oggi – non essendoci più un contesto cristiano – non hanno più un ambito dove possono essere riconosciute, accolte e perdonate”. “Il male che fa male è quello che non ha una soluzione”, ha continuato, notando che “è un’esperienza che la stragrande maggioranza delle persone vive drammaticamente, non solo tra i giovani”. Secondo Brunelli, “questo produce una solitudine, perché l’esperienza del limite, del male, della propria incoerenza, non apre più ad una relazione ma è chiusa in se stessa”. “Siamo più soli con le nostre incoerenze anche se, paradossalmente, siamo sempre connessi”. “La maggior parte degli uomini del nostro tempo non incontrano più il cristianesimo come speranza di vita e di felicità”, ha notato il direttore, rilevando che “per diffondere il Vangelo i media sono molto importanti, ma nei primi secoli il cristianesimo si diffuse senza alcun giornale o televisione ma solo da esperienza in esperienza”.

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