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Anziani: Impagliazzo (Comunità di Sant’Egidio), “isolamento e povertà principali cause di morte. Una visita può salvare una vita”

Dal 2004 è attivo a Roma un programma per fronteggiare le ondate di calore estive, promosso dalla Comunità di Sant’Egidio con il sostegno della Fondazione Enel Cuore. Prima con il nome “A casa è meglio” e poi dal 2016 con quello “Viva gli anziani!”, il programma monitora gli ultraottantenni di quattro rioni del primo Municipio di Roma e di sette città italiane. In particolare, fra il 2014 e il 2015, facendo un confronto con gli altri rioni, il programma ha prodotto un tasso di mortalità esattamente della metà. I risultati e le attività previste per quest’anno sono state illustrate alla conferenza stampa di questa mattina presso la sede della Comunità. Il programma parte dal principio che prevenire è meglio che curare, anche nel caso delle ondate di calore, fenomeno che oggi colpisce 34 capoluoghi italiani ma che si prevede aumenterà nei prossimi anni colpendo in particolare i soggetti deboli come gli anziani. Le azioni di prevenzione agiscono in particolare sul fattore di rischio principale dell’isolamento sociale. “Abbiamo iniziato questo programma nel 2004 – ha spiegato Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio – dopo la spaventosa ondata di calore del 2003 in cui morirono tanti anziani in Europa. Abbiamo deciso, quindi, di monitorare la vita delle persone più fragili sopra gli ottanta anni, in accordo con le Asl di Roma. Riusciamo in particolare a evitare l’ospedalizzazione visto che vivere in casa propria fa vivere più a lungo”. Il programma funziona in maniera molto semplice grazie alla rete dei volontari della Comunità che gestisce un numero verde e il coinvolgimento dei negozianti “che – ha continuato Impagliazzo – segnalano ai nostri volontari se gli anziani non si vedono più, non vanno più a fare la spesa o a comprare i farmaci. Ai cittadini faccio un appello: chiedete agli anziani soli dei vostri condomini o quartieri se va tutto va bene, suonate un campanello e portate qualcosa di fresco da bere! L’isolamento e la povertà sono le principali cause di morte di queste persone e una visita può salvare una vita. Alle istituzioni invece chiedo di prendere esempio da questo programma visto che funziona”.

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