Carcere e dipendenze: don Grimaldi (Ispettorato), “i cappellani creano un ponte fra i detenuti e la famiglia”

Fuori dal carcere per un tossicodipendente spesso c’è il vuoto. A mancare – secondo don Raffaele Grimaldi, Ispettore generale dei cappellani del carcere, intervenuto oggi a un seminario della Focsiv su “Esecuzione penale, carcere e dipendenze” – è la famiglia. “Un detenuto tossicodipendente – ha detto – ha bisogno di una famiglia alle spalle perché quando esce, se non ce l’ha, non riesce a superare quel momento difficile. I cappellani creano un ponte fra i detenuti e la famiglia. Penso – ha evidenziato – che la nostra forza sia anche la fede perché negli ultimi vediamo il volto sofferente di Cristo e se abbiamo nel cuore la speranza gli obiettivi insieme li possiamo raggiungere”. Il responsabile dei cappellani ha ricordato la sua esperienza a Secondigliano: “Per 23 anni sono stato cappellano di una delle più grandi carceri in Italia. La cosa che posso cogliere è che ci sono le leggi che passano attraverso i tribunali di sorveglianza. Il problema grosso risiede lì, non che i magistrati non facciano il proprio dovere, ma hanno troppo lavoro e non riescono a dare pene alternative”. “Lo stare insieme e condividere lo stesso argomento è bello – ha proseguito rivolgendosi ai volontari presenti -. Dobbiamo essere un noi, creare una sinergia fra di noi”. “La rete di volontari nelle carceri è un grande aiuto. Cerchiamo di dare dignità alle persone. Penso che recuperare una persona è una grande vittoria per tutti. Così come è una sconfitta per tutti quando si verificano suicidi. Una alternativa al carcere è possibile, attraverso le nostre comunità e l’esperienza. Se tra di noi – ha concluso – c’è sinergia, allora possiamo raggiungere degli obiettivi”.

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