Simposio docenti università: Dionigi, essere oltre le mode ma saper cogliere le sfide dei tempi

“L’università è se stessa se è altra dalla società, dalla politica, dalle istituzioni: in una parola se è contraltare dell’attualità e resistenza alle mode e al presente. Ma è altresì se stessa se coglie le sfide e i segni dei tempi, se è in sintonia con la storia e non solo col presente, se interpreta il destino dei singoli e della società”. È quanto ha affermato Ivano Dionigi, già magnifico rettore dell’Alma Mater Studiorum-Università di Bologna, nella Lectio Magistralis tenuta al XIV Simposio internazionale dei docenti universitari, in corso a Roma.
Dionigi ha individuato “nelle due direzioni e tensioni della tradizione e della traduzione” i compiti “permanenti e insostituibili” dell’università, chiamata a confrontarsi con “due rivoluzioni”: quella tecnologica del digitale e quella sociale dell’immigrazione. La prima rivoluzione sfida il pensiero umanistico a “non adagiarsi pigramente su concetti acquisiti”, poiché “questo mondo nuovo va letto con parole originali e con pensieri lunghi, soprattutto nel momento in cui l’uomo per la prima volta rischia di sentirsi inferiore e antiquato rispetto agli effetti che ha causato”. La seconda rivoluzione impone di confrontarsi con “l’arrivo di nuovi popoli” che “spinti da guerra, fame, persecuzione migrano verso il nostro Occidente in cerca di quella giustizia che abbiamo rimosso dal nostro lessico”. “Al pensiero lungo, interrogante e dialogante – ha sottolineato Dionigi – è affidato il compito di dismettere definitivamente il nostro eurocentrismo e di riconoscerci parte”.

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