Meeting di Rimini: padre Spadaro (La Civiltà Cattolica), “ereditiamo dai nostri padri la saggezza dell’inquietudine”

“Il modo per riguadagnare l’eredità ricevuta dei padri è la libertà”. Così padre Antonio Spadaro, direttore de “La Civiltà Cattolica”, stasera alla presentazione, a Roma, del Meeting di Rimini, in programma alla fine di agosto. “Niente – ha proseguito – è scontato nel passaggio tra le generazioni. Ciò che ricevo è mio se attraversa la mia libertà. E dove c’è libertà, c’è inquietudine. Nulla è mio se non attraversa la mia personale inquietudine. Se questo non avviene la mia vita diventa una ‘bottega di restauro’ o un ‘laboratorio di utopie’”. “Ciò che mi appartiene – ha spiegato – mi appartiene perché si è avvicinato alla mia inquietudine e l’ha attraversata impastandosi con me e lanciandomi verso il desiderio di un futuro da costruire”. “Sorprendentemente – ha continuando riportando vari esempi dalla vita di Bergoglio quando era arcivescovo di Buenos Aires – per Papa Francesco i padri, gli ‘anziani’ sono coloro che sognano. I giovani invece sono coloro che hanno visioni. Per Bergoglio, in questa catena di sogni e visioni, se i padri sono incapaci di narrare i loro sogni non permettono alle giovani generazioni di avere visioni, di fare progetti, dal momento che il futuro genera insicurezza, sfiducia, paura”.

Di qui l’invito: “Questo ci serve oggi: riappropriarci della ‘pace dell’inquietudine’, di cui parla Papa Francesco, quella che non ci inabissa nel vortice delle paure, ma ci fa respirare la statura della nostra umanità. Ereditiamo dai nostri padri soprattutto questo: la saggezza dell’inquietudine. Qualcosa che si deve impastare con ciò che siamo. Da arcivescovo Bergoglio disse che Gesù era un disadattato perché non assoggettava la sua libertà. Un ragazzo inquieto è sensibile agli stimoli del mondo, si apre alle crisi e si ribella contro i limiti ma d’altra parte li accetta se sono giusti. È questa la chiave di volta: l’eredità che riceviamo non ci inquieta. Fra passato e futuro c’è un contatto che crea un brivido, una scossa”. In una omelia del 2010, “Bergoglio diceva che ciò che i giovani ricevono non va conservato in una scatola ma vissuto. Secondo me, nulla è mio se non attraversa le mie inquietudini. Anche Cristo non è interessante se non tocca il mio cuore. Quindi – ha concluso – ciò che eredito passa per le mie inquietudini; se non lo fa diventa un museo di ricordi”.

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