Liturgia: mons. Sequeri, “se crediamo che senza non ci sarebbe la fede, allora in essa ci dev’essere posto anche per i bambini”

“Se crediamo che la liturgia è la cosa migliore che possiamo condividere, senza la quale non ci sarebbe la fede, allora in essa ci dev’essere posto anche per i bambini. In fondo la liturgia dev’essere in grado di rispecchiare la scena originale della rivelazione: Gesù, discepoli e folla, quindi anche dei bambini”. Lo ha affermato mons. Pierangelo Sequeri, preside del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per gli studi su matrimonio e famiglia, intervenendo al Convegno nazionale dei direttori degli Uffici catechistici e liturgici diocesani in corso a Salerno. “Abitiamo città ostili ai bambini, demograficamente, urbanisticamente, nelle quale i luoghi di accesso per i bambini sono gli ultimi ad essere pensati. E questa è una vergogna”, ha osservato il teologo, ammonendo che, in ambito liturgico, “dobbiamo fare di più della messa dei bambini”. “Il Signore – ha aggiunto Sequeri – troverà ancora la fede nelle città moderne se troverà la liturgia, luogo nel quale la fede riconosce che il distino e il riscatto dell’uomo sono appese alla Parola e all’azione di Dio”. “Nella città secolare non credo che la liturgia può immaginarsi come un atto autoreferenziale della comunità di quelli che sono già sicuri prima di essere veramente credenti”, ha aggiunto, notando che “la porta fisica della chiesa che dà sulla liturgia è l’unica parte della chiesa accessibile a chiunque semplicemente dalla strada, senza identificarsi o presentare il tesserino”. Sequeri ha poi sottolineato che “è necessario un rovesciamento della concezione moderna del simbolo, che è ancora dipendente da quella antica per quanto abbia perso il carattere performativo del simbolo”. “A noi è rimasto soltanto il rimando – ha notato il teologo – ma l’idea del rimando uccide il simbolo”.

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