Alcolismo: mons. Galantino (Cei), “dietro i numeri della dipendenza ci sono volti e storie da salvare”

Ha parlato a braccio, ricordando la vocazione della accoglienza di ciascun ospedale a ispirazione cattolica, mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, in occasione della presentazione, oggi, del percorso clinico per i pazienti con problemi di alcolismo, attivato al Policlinico Gemelli. “Dietro i numeri della dipendenza – ha affermato il segretario generale della Cei – ci sono volti e storie. Il più delle volte, sono volti sfigurati e storie di cui non si salverebbe nulla. Eppure realtà ospedaliere come la nostra si prendono cura di quei volti, perché credono che possano tornare a trasmettere messaggi”. “Voi – ha detto rivolto agli esperti del Policlinico – lavorate per restituire emozioni a un volto, a delle persone. Il messaggio forte che trasmettete va nella direzione contraria della società che produce scarti e se ne disfa se non corrispondono a canoni condivisi”. Riflettendo sul servizio, ha aggiunto, “ho capito che ha la particolarità di vedere uomini e donne di riconosciuto valore professionale che si mettono in gioco per l’accoglienza di pazienti con patologie alcol correlate”. In particolare, mons. Galantino ha sottolineato come il servizio rappresenti un valore aggiunto “perché – ha spiegato – esalta l’aspetto della gratuità, una scienza poco quotata nella borsa dei valori correnti, che non dovrebbe mai mancare in una struttura come il Gemelli. Abbiamo il senso della realtà, sappiamo cosa facciamo e soprattutto non abbiamo interessi fuori sacco. Il valore aggiunto può rendere migliore questa nobile struttura per imprimere una virata nelle nostre relazioni esterne. Quello che voi farete o state già facendo sicuramente rimetterà in piedi delle storie. Un impegno di questo genere aiuta a migliorare e a dare virate positive anche al Gemelli. Perché quando personale e struttura si trainano insieme per piegarsi sulle fragilità tanto complesse, allora relazioni a volte compromesse possono trovare soluzioni positive, a partire dal fatto che ci si è piegati insieme. Il piegarsi sulla carne di Cristo sicuramente asfalta le controversie pretenziose. Il paziente col volto sfigurato e con storie devastate ha bisogno di trovarsi in una struttura efficiente e ha bisogno di poter puntare su persone riconciliate fra loro”. “I pazienti e chi sta con loro – ha concluso – lo desiderano e lo raccontano all’esterno”.

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