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Papa Francesco: Melloni, “nella sua azione c’è autenticità evangelica, non è semplicemente tattico riformismo”

“Il nostro Paese si è talmente disabituato al cristianesimo vissuto che quando il Papa si dimostra come un cristiano gli si cerca un altro nome perché non viene in mente a nessuno di chiamarlo cristiano”. Lo ha affermato ieri a Bologna lo storico Alberto Melloni, intervenendo al dialogo con il segretario generale della Cei, monsignor Nunzio Galantino, nell’ambito de “La Repubblica delle idee”. Il riferimento di Melloni va alle tante “etichette” associate a Papa Francesco, da quella di “rivoluzionario” a quella di “riformatore”. “Le riforme cristiane sono la scoperta di una fecondità del Vangelo che attraversa i tempi”, ha ricordato, rilevando “l’autenticità evangelica” presente nell’azione di Francesco che non è “semplicemente tattico riformismo”. “La dottrina – ha aggiunto – è sempre un tentativo di ricomprendere l’autenticità del Vangelo che non cambia, nella Chiesa che cammina nel tempo”. Melloni ha osservato che “è fisiologico che ci siano differenze e resistenze negli equilibri di un papato” e, concordando con mons. Galantino, ha confermato che “la minoranza che si oppone a Francesco è molto piccola e rumorosa”. Ma “il problema grosso è l’atteggiamento dei cristiani, che è un atteggiamento televisivo: si guarda il Papa e si dice ‘mi piace’”. “Se il referendum fosse ‘ti piace il Papa?’, Francesco vincerebbe con il 95% o il 99%”, ha proseguito Melloni secondo cui il problema vero è “che cosa fai della tua vita cristiana per ritrovare una dimensione evangelica. Su questo si gioca anche il destino del futuro del pontificato”. Venendo alla condanna della Chiesa nei confronti dei mafiosi, per lo storico “la presa di posizione di Sibari” – quando Francesco disse che “i mafiosi, non sono in comunione con Dio, sono scomunicati” – “non è solamente un’invettiva contro la mafia” ma la nascita di “una teologia della liberazione dalla mafia”. “Questo – ha aggiunto – riconosce che il fenomeno mafioso sta dentro i confini della Chiesa e non fuori”. Inoltre, “mi sembra significativo che il Papa si sia ‘rassegnato’ ad immaginare una norma, che penso abbia un valore di chiarezza non solo per il nostro Paese perché riferita anche alle mafie corruttive dell’America Latina, alle narcomafie”. Rispetto al tema del fine vita, Melloni ha sottolineato come “le Chiese e le comunità di fede possano dare un grande contributo alla discussione su tematiche delicate se fanno sentire lo spessore dell’umanità reale che c’è dietro queste condizioni”. Lo storico ha evidenziato anche il “talento ecumenico molto forte” di Francesco e ha definito il celibato dei sacerdoti come “un notevole falso problema. Il problema vero è il ministero” in relazione alle parrocchie e alla “grande rete di relazioni umane che molto spesso vengono trascurate” per carenza di sacerdoti.

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