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Papa Francesco: a Convegno diocesi Roma, “diamo noi la vertigine” ai giovani. Serve “alfabetizzazione integrata”

Roma, 19 giugno 2017: Papa Francesco interviene al convegno della Diocesi di Roma (L'Osservatore Romano (www.photo.va) / SIR @Servizio Fotografico - L'Osservatore Romano

“I nostri ragazzi cercano di essere e vogliono sentirsi – logicamente – protagonisti. Cercano in molti modi la ‘vertigine’ che li faccia sentire vivi. Dunque, diamogliela!”. A lanciare l’invito, controcorrente, è stato il Papa, nel discorso con cui ha aperto il Convegno annuale della sua diocesi. “Stimoliamo tutto quello che li aiuta a trasformare i loro sogni in progetti, e che possano scoprire che tutto il potenziale che hanno è un ponte, un passaggio verso una vocazione, nel senso più ampio e bello della parola”, la ricetta pastorale: “Proponiamo loro mete ampie, grandi sfide e aiutiamoli a realizzarle, a raggiungere le loro mete”. “Non lasciamoli soli, sfidiamoli più di quanto loro ci sfidano”, l’invito agli educatori: “Non lasciamo che la ‘vertigine’ la ricevano da altri, i quali non fanno che mettere a rischio la loro vita: diamogliela noi”. “Questo richiede – ha spiegato il Papa – di trovare educatori capaci di impegnarsi nella crescita dei ragazzi. Richiede educatori spinti dall’amore e dalla passione di far crescere in loro la vita dello Spirito di Gesù, di far vedere che essere cristiani esige coraggio ed è una cosa bella. Per educare gli adolescenti di oggi non possiamo continuare a utilizzare un modello di istruzione meramente scolastico, solo di idee. Bisogna seguire il ritmo della loro crescita. È importante aiutarli ad acquisire autostima, a credere che realmente possono riuscire in ciò che si propongono”. Il percorso suggerito dal vescovo di Roma è quello di una “alfabetizzazione integrata”, cioè “un’educazione basata sull’intelletto (la testa), gli affetti (il cuore) e l’agire (le mani)”, che sappia “insegnare ai nostri ragazzi a integrare tutto ciò che sono e che fanno”, attraverso la capacità di “sviluppare in maniera simultanea e integrata i diversi linguaggi che ci costituiscono come persone”.  “Questo offrirà ai nostri ragazzi la possibilità di una crescita armonica a livello non solo personale, ma al tempo stesso sociale”, ha assicurato Francesco, secondo il quale “urge creare luoghi dove la frammentazione sociale non sia lo schema dominante”.

“Occorre insegnare a pensare ciò che si sente e si fa, a sentire ciò che si pensa e si fa, a fare ciò che si pensa e si sente”, ha detto il Papa ripetendo l’invito fatto al mondo della scu0la, in piazza San Pietro, il 10 maggio del 2014: “Un dinamismo di capacità posto al servizio della persona e della società. Questo aiuterà a far sì che i nostri ragazzi si sentano attivi e protagonisti nei loro processi di crescita e li porterà anche a sentirsi chiamati a partecipare alla costruzione della comunità”.  “Spesso pensiamo che l’educazione sia impartire conoscenze e lungo il cammino lasciamo degli analfabeti emotivi e ragazzi con tanti progetti incompiuti perché non hanno trovato chi insegnasse loro a fare”, la denuncia di Francesco: “Abbiamo concentrato l’educazione nel cervello trascurando il cuore e le mani. E questa è anche una forma di frammentazione sociale”.

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