Ius soli: Di Tora (Cei), “hanno il diritto di sentirsi cittadini italiani. Non c’è invasione religiosa”

I bambini e i ragazzi nati in Italia e quelli che hanno frequentato almeno 5 anni di scuola “hanno il diritto di sentirsi cittadini italiani”. Lo ribadisce mons. Guerino Di Tora, vescovo ausiliare di Roma, presidente della Fondazione Migrantes e della Commissione episcopale Cei per le migrazioni, in un’intervista al Sir sul dibattito politico in corso sull’approvazione della legge per dare la cittadinanza italiana a chi nasce (ius soli) e studia (ius culturae) in Italia. Al momento riguarda 1 milione di bambini e giovani, figli di persone già regolarmente residenti nel Paese. “In altre nazioni europee è già stato fatto – afferma mons. Di Tora -. Sono persone che già abitano stabilmente nella nostra società”. “Purtroppo la discussione è stata estremizzata, è diventata motivo di contrasto – osserva -. Siamo vicino al ballottaggio politico quindi anche questa realtà assume una valenza politica sia per i partiti di sinistra, sia per quelli di destra”. Il fenomeno delle migrazioni, prosegue “non è transitorio” ma “è una realtà epocale con la quale ci dobbiamo misurare: è impensabile voler alzare dei muri, fermare le migrazioni attraverso barriere esterne, fili spinati”.

È un fenomeno che “va governato” ricordando che “oggi l’Italia ha bisogno di tanta novità” perché “c’è una forte denatalità” e “i migranti vengono a supplire il vuoto demografico di domani”, inoltre ci sono “tipi di lavoro che gli italiani non vogliono più fare, come la pastorizia o l’artigianato o il lavoro nelle fonderie e nelle concerie”. “È una realtà nuova di fronte alla quale non si possono chiudere gli occhi e dire: ‘Ce ne stiamo per conto nostro’. Questo vorrebbe dire diventare una nazione che tra 50 anni non avrà più nulla”, sottolinea: “Dobbiamo renderci conto che dall’insieme di tante popolazioni diverse può nascere davvero un mondo nuovo”. Riguardo al timore di fenomeni di radicalizzazione o dell’islamizzazione del Paese afferma: “Dipende da noi tenere fede alla nostra realtà, alla nostra religione, ai nostri valori fondamentali. È chiaro che chi viene deve accettare le regole della nostra società. C’è il rispetto dei loro valori ma devono anche accettare i nostri. Ora tutta questa invasione religiosa non c’è. Il pericolo terrorismo è stato in Francia, Germania, Inghilterra, dove si erano creati dei luoghi che sono diventati dei ghetti chiusi. L’integrazione diventa perciò importante per non correre questo pericolo”.

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