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Diocesi: mons. Castellucci (Modena-Nonantola), “la presenza della Chiesa sul territorio deve essere dinamica”

“Conversione personale, stile comunitario, revisione delle strutture. Un’autentica riforma della Chiesa, e concretamente delle nostre comunità parrocchiali, richiede questi passaggi”. Lo ha affermato l’arcivescovo di Modena-Nonantola, mons. Erio Castellucci, nella relazione conclusiva della tre giorni di programmazione pastorale svoltasi nei giorni scorsi a Modena. “Senza la conversione del cuore, si possono fare anche delle rivoluzioni, ma non porterebbero ad alcun rinnovamento”, ha osservato l’arcivescovo, aggiungendo che “solo cristiani convertiti dall’eucaristia e dal Vangelo possono fare comunità e incidere”. Nelle comunità, “lo stile può attrarre o respingere e ha quindi un impatto missionario: e non può essere se non uno stile di accoglienza, di accompagnamento graduale di prossimità”, ha rilevato Castellucci, sottolineando che “la comunità deve prendere il passo di chi più fatica, di chi è deluso”. “Il modello su cui si è plasmata la Chiesa, il modello voluto da Gesù, è quello comunitario della famiglia”, ha ricordato, notando come “a volte si ha però l’impressione che il modello ideale delle comunità cristiane non sia la famiglia, ma l’azienda”. “Una famiglia, che mettesse al centro l’efficienza e il profitto trascurando le relazioni, si ridurrebbe ad una fredda convivenza”, ha ammonito il presule. Per l’arcivescovo, “la presenza della Chiesa sul territorio deve essere dinamica”. Anche per questo, “è il momento di strutturare una vera e propria prassi di corresponsabilità” tra sacerdoti e laici, facendo spazio “ a servizi, carismi e ministeri”. Mons. Castellucci ha anche parlato della “riorganizzazione territoriale delle parrocchie” che andrà a regime nel 2019, evidenziando che “la cura pastorale non può discriminare le piccole comunità”.

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