Papa Francesco: “La Chiesa non deve aver paura di purificare se stessa”. Corruzione è “mondanità spirituale, ipocrisia, trionfalismo, indifferenza”

foto SIR/Marco Calvarese

“La corruzione ha all’origine una stanchezza della trascendenza, come l’indifferenza”. Per questo il corrotto non chiede perdono. Lo spiega Papa Francesco, nel libro-intervista del cardinale Turkson, “Corrosione”, di cui firma la prefazione. La corruzione si insinua dappertutto, il grido d’allarme di Francesco: “Dalla spiritualità dell’uomo fino alle sue costruzioni sociali, culturali, politiche e anche criminali”, fino a “quel che più ci interpella: l’identità e il cammino della Chiesa”.
“La Chiesa deve ascoltare, elevarsi e chinarsi sui dolori e le speranze delle persone secondo misericordia, e deve farlo senza aver paura di purificare se stessa, ricercando assiduamente la strada per migliorarsi”, la ricetta del Papa, che cita Henri de Lubac: “Il pericolo più grande per la Chiesa è la mondanità spirituale – quindi la corruzione – che è più disastrosa della lebbra infame”. “La nostra corruzione è la mondanità spirituale, la tepidezza, l’ipocrisia, il trionfalismo, il far prevalere solo lo spirito del mondo sulle nostre vite, il senso di indifferenza”, sostiene Francesco: “Ed è con questa consapevolezza che noi, uomini e donne di Chiesa, possiamo accompagnare noi stessi e l’umanità sofferente, soprattutto quella che più è oppressa dalle conseguenze criminali e di degrado generate dalla corruzione”. L’antidoto alla corruzione, per il Papa, è la bellezza, che “non è un accessorio cosmetico, ma qualcosa che pone al centro la persona umana perché essa possa alzare la testa contro tutte le ingiustizie. Questa bellezza deve sposarsi con la giustizia”.

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