Disabili in ospedale: Panocchia (Gemelli), contro “barriere” occorre “cambiamento culturale in organizzazione sanitaria”

Secondo una ricerca sul sistema ospedaliero inglese le persone con disabilità vengono discriminate e non curate con attenzione; il 40% di queste persone ha quattro o più comorbilità associate; il 49% delle morti di disabili in ospedale sarebbe evitabile. Esordisce così Nicola Panocchia, coordinatore del Comitato scientifico “Carta dei diritti persone con disabilità in ospedale” della Fondazione Policlinico universitario A. Gemelli, nel suo intervento al convegno “Il diritto negato. Persone con disabilità e salute” in corso presso il Policlinico. In Italia, chiarisce Panocchia, non esiste un’osservazione sistematica, tranne l’indagine condotta dall’associazione “Spes contra spem” in partenariato con l’Osservatorio nazionale sulla salute delle Regioni italiane e resa nota nel 2016. “Degli 814 ospedali contattati ha risposto solo il 20% – spiega -, soprattutto di Veneto, Lombardia e Lazio. Nessuno aveva mappe a rilievo per la disabilità visiva, mentre percorsi tattili erano presenti solo nel 10%”. Dalla ricerca emerge che quasi due strutture sanitarie su tre non hanno un percorso prioritario per i pazienti con disabilità che devono fruire di prestazioni ospedaliere e oltre il 78% degli ospedali non prevede spazi adatti di assistenza per le persone con disabilità intellettiva, motoria e sensoriale.
Per loro, l’attesa al pronto soccorso, un esame invasivo, la degenza in reparto, si trasformano in un vero e proprio ostacolo. Sono le cosiddette “barriere sanitarie”, che “sono architettoniche ma anche organizzative e culturali – osserva Panocchia – e rischiano di essere insormontabili soprattutto negli ospedali del Mezzogiorno”. A titolo di esempio, “solo l’Ospedale di Pordenone e Careggi di Firenze hanno allestito in Pronto soccorso stanze con basso stimolo sensoriale per l’attesa di persone con disabilità mentale”. Panocchia richiama inoltre la “Carta dei diritti delle persone con disabilità in ospedale” presentata a marzo 2013 presso il Gemelli con l’obiettivo di garantire il diritto alla salute previsto dall’art. 32 della Costituzione italiana e dall’Art. 25 della Convenzione Onu sui disabili. “Ci serve – conclude – come strumento per promuovere un cambiamento culturale nell’organizzazione sanitaria e nella mentalità degli operatori sanitari”.

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