Spiritualità: Petrosino (Università cattolica), “una delle forme più belle è quando l’uomo porta il suo pane alla bocca di un altro”

“Secondo quel grande romanzo che è la Bibbia, Dio ci dà un nome e in questo consiste l’essenza della dignità dell’uomo. Noi siamo chiamati a con-creare, questo è il massimo della dignità”. Ad affermarlo è il filosofo Silvano Petrosino (Università Cattolica del Sacro Cuore), intervenuto al convegno “Laicità e spiritualità” in corso a Roma, presso l’Archivio storico della Presidenza della Repubblica, per iniziativa del Centro Pannunzio e del “Cortile dei gentili” del Pontificio Consiglio della cultura. Nella sua riflessione sul rapporto laicità – spiritualità, Petrosino richiama von Balthasar e la sua “immagine di spirito” come “espositore”, “aperto”, e sottolinea: “Un essere è spirituale quando è aperto. Una delle forme di spiritualità più belle è quando l’uomo porta il suo pane alla bocca dell’altro, quando si stabilisce un nesso di identità tra amare Dio e servire la terra”. “Ogni volta che portiamo il cibo alla bocca dell’altro – conclude Petrosino – è lì che siamo spirituali e raggiungiamo una dignità simile a quella di dare il nome: dare il nome, dare il cibo”. Raccogliendo alcuni spunti emersi, a conclusione dei lavori mons. Antonino Raspanti, vescovo di Acireale, vicepresidente Cei per il sud Italia e vicepresidente della Consulta scientifica del Cortile dei gentili, mette in guardia dall’ “assoluto individualismo, dal dominio del singolo e basta”. “In un’assoluta parcellizzazione dell’io – avverte – è facile che qualcuno prenda il potere”. Giuliano Amato, presidente della medesima Consulta e moderatore dell’incontro sottolinea che “cura della casa comune è anche cura dei valori condivisi che ne sono alla base, ossia protezione della societas”.

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