Spiritualità: card. Ravasi, “non è qualcosa di etereo” ma “categoria culturale”. Importante “che entri nell’orizzonte della laicità”

“Oggi c’è l’equivoco che il termine spiritualità voglia dire qualcosa di etereo, impalpabile, inconsistente. Invece è una delle grandi categorie non solo religiose ma anche culturali”. Ne è convinto il card. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della cultura, che questa mattina ha inaugurato i lavori del convegno “Laicità e spiritualità” promosso a Roma, presso l’Archivio storico della Presidenza della Repubblica, dal Centro Pannunzio e dal “Cortile dei gentili” del dicastero vaticano. Ravasi cita esempi di letteratura spirituale, da Teresa d’Avila a Giovanni della Croce, e definisce il “Cantico spirituale” di quest’ultimo “un testo fieramente carnale che dimostra come la somaticità stessa faccia parte della spiritualità”. Il porporato evoca inoltre l’estasi della grande mistica spagnola, splendida opera del Bernini esposta nella vicina chiesa di Santa Maria della Vittoria: “Un’estasi di puro eros che non è mera sessualità”. E ancora: “La razionalità cristallina quasi algida di meister Eckart”. “È importante che la spiritualità entri nell’orizzonte della laicità”, conclude il porporato lasciando infine la parola “a un personaggio al di sopra di ogni sospetto: Bertrand Russell che nel 1918 ha scritto il saggio ‘Misticismo e logica’ anticipando che i più grandi filosofi hanno sentito il bisogno della scienza ma anche della spiritualità”.

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