Papa Francesco: udienza, “seminatori di speranza”, e non “dell’aceto di amarezza”, per “i poveri, gli esclusi, i non amati”

foto SIR/Marco Calvarese

“Seminatori di speranza”, e non di “amarezze”, “perplessità”, dell'”aceto di amarezza e di ‘disesperanza’”. È l’identikit dei cristiani, tracciato dal Papa durante l’udienza di oggi. “Lo Spirito Santo non ci rende solo capaci di sperare, ma anche di essere seminatori di speranza, di essere anche noi – come Lui e grazie a Lui – dei ‘paracliti’, cioè consolatori e difensori dei fratelli”, ha spiegato Francesco. “Seminatori di speranza”, ha proseguito a braccio: “Un cristiano può seminare amarezze, può seminare perplessità, e questo non è cristiano, se fai questo non sei un uomo cristiano”. “Semina speranza, semina olio di speranza, semina profumo di speranza e non aceto di amarezza e di ‘disesperanza”‘, l’invito ancora fuori testo. Poi la citazione del beato cardinale Newman: “Istruiti dalla nostra stessa sofferenza, dal nostro stesso dolore, anzi, dai nostri stessi peccati, avremo la mente e il cuore esercitati ad ogni opera d’amore verso coloro che ne hanno bisogno. Saremo, a misura della nostra capacità, consolatori ad immagine del Paraclito, e in tutti i sensi che questa parola comporta: avvocati, assistenti, apportatori di conforto. Le nostre parole e i nostri consigli, il nostro modo di fare, la nostra voce, il nostro sguardo, saranno gentili e tranquillizzanti”. “Sono soprattutto i poveri, gli esclusi, i non amati ad avere bisogno di qualcuno che si faccia per loro ‘paraclito’, cioè consolatore e difensore”, ha ammonito il Papa. “Come lo Spirito Santo si fa per ognuno di noi, che stiamo qui in piazza, consolatore e difensore – l’altro invito a braccio – noi dobbiamo fare loro stesso per i più bisognosi, gli scartati, per quelli che hanno bisogno di più. Difensori e consolatori”.

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