Inchiesta Pasimafi: mons. Solmi (Parma), “abbiamo bisogno di una nuova credibilità”

“Accanto all’imbarazzo, diciamolo pure, alla vergogna, per questo ulteriore abuso, cresce lo sdegno – non da ora – e il rammarico perché tante voci non sono state ascoltate; parole che ponevano domande e mettevano all’attenzione della città simili rischi. Parole pubblicate e discusse, ma cadute nel baratro di una vita chiusa su di sé e sugli interessi di circoli ristretti”. Così il vescovo di Parma, monsignor Enrico Solmi, commenta sul settimanale diocesano “Vita Nuova” lo scandalo “Pasimafi” esploso nelle ultime settimane nella città emiliana scuotendo il mondo della sanità con il coinvolgimento anche di esponenti di Università e Ospedale. Solmi richiama quanto scrisse nel Messaggio alla città per l’anno 2012: “Di chi possiamo fidarci? Dei tanti che ogni giorno lavorano, tacendo e soffrendo, per mantenere la persona malata centro e fine del proprio impegno; di chi cerca di tenere alta a Parma una sanità che unisce cura eccellente e cure affettuose, senza cercare di disperdere una scuola prestigiosa di medicina e un patrimonio prezioso di umanità. Di loro ci fidiamo e a loro affidiamo i nostri malati, certi che sono tra le basi più forti di quella città, finalmente nuova, che ci aspettiamo”. “Il progresso di una città – aggiunge il vescovo ricordando le parole di Giovanni Paolo II per la prima Giornata mondiale del malato – si misura dal modo in cui sono seguiti i più deboli, i malati, i piccoli”. “Parma città aperta”, prosegue Solmi, “vorremmo dire ‘città sana’, non da pubblicizzare su un manifesto all’uscita dall’autostrada, ma da farsi riconoscere nel tempo, con il lavoro onesto e con le competenze applicate al bene comune”. “Sì – conclude – di una nuova credibilità abbiamo bisogno”.

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