Sviluppo: Tomasi (Santa Sede), “miliardi spesi in cooperazione ma si è allargato gap tra ricchi e poveri”

Da quando Paolo VI ha scritto l’enciclica Populorum Progressio ad oggi “gli organismi internazionali hanno dato miliardi per la cooperazione allo sviluppo ma la situazione non è cambiata, anzi si è allargato il gap tra ricchissimi e poveri, perché non si è fatto in modo che la persona umana – e la comunità – portino avanti lo sviluppo”: lo ha affermato stamattina a Roma l’arcivescovo Silvano Tomasi, segretario del Dicastero per il servizio allo sviluppo umano integrale, intervenendo al seminario organizzato dalla Focsiv, coordinamento di Ong cattoliche, per i 50 anni della Populorum Progressio. “Dobbiamo leggere l’enciclica guardando a quanto è successo dopo – ha puntualizzato mons. Tomasi – . Lo sviluppo comporta solidarietà ma anche fratellanza con gli altri, intesa come pari dignità per tutti. Se partiamo dalla visione della persona umana secondo la Populorum Progressio e la dottrina sociale della Chiesa, costruiamo una società più fraterna, dove i rapporti tra i Paesi non sono basati solo sugli interessi”. L’arcivescovo ha citato, a questo proposito, un esempio: “Gli Stati Uniti destinano 100 milioni di dollari per i rifugiati ma non si chiedono se è meglio avere politiche che non producano rifugiati”. “I governi che decidono le regole del commercio, della proprietà intellettuale – ha sottolineato – sono gli stessi Paesi che condizionano i piccoli governi”.

Mons. Tomasi ha anche spiegato i motivi per cui Papa Francesco ha deciso di accorpare quattro Pontifici Consigli in un unico Dicastero. “I problemi di oggi sono tutti legati – ha precisato -. Non si può parlare di migrazioni senza parlare anche di povertà estrema. Per questo anche le strutture della Chiesa devono adeguarsi, per affrontare i temi dello sviluppo, di un commercio equo, di una economia di mercato socialmente responsabile, del disarmo, dei farmaci, eccetera”. “La riforma della Curia è una risposta ai problemi sociali di oggi – ha detto -, che toccano la vita delle famiglie e delle persone: dall’economia inclusiva e sociale alla necessità di lavorare per la pace ponendo le premesse per lo sviluppo delle popolazioni, perché le situazioni difficili non producano soluzioni violente”.

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