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Sir: principali notizie dall’Italia e dal mondo. Parte la procedura per salvare Alitalia. Grecia, austerità e scontri di piazza

Alitalia: “manifestazioni di interesse” per salvare e dare un futuro alla compagnia

C’è tempo fino al 5 giugno per presentare “manifestazioni di interesse” su Alitalia, mentre la compagnia rischia il fallimento. Ieri sera i commissari Luigi Gubitosi, Enrico Laghi e Stefano Paleari, hanno ottenuto dal ministero dello Sviluppo economico l’autorizzazione alla pubblicazione del bando per la raccolta di manifestazioni di interesse. Tre le possibilità rese esplicite per il salvataggio e il risanamento: la ristrutturazione della compagnia con un nuovo piano aziendale, la vendita in blocco a una cordata di acquirenti, la vendita separata di beni e contratti (ossia l’ipotesi dello “spezzatino”, che i commissari e il governo vorrebbero evitare). Dopo il 5 giugno occorreranno altri mesi per le offerte vincolanti e non vincolanti. Il ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, ha dichiarato che “la vera operazione da fare è non frazionare Alitalia, non venderla a pezzi o asset ma mantenere la unitarietà aziendale”. E non si esclude di superare l’attuale tetto del 49% del capitale per gli investitori esteri. Dopo l’uscita di scena del partner degli Emirati, il premier Gentiloni non ha peraltro nascosto possibili interessamenti da parte di investitori dell’Estremo oriente, forse cinesi.

Stati Uniti: Russiagate, ipotesi impeachment per Trump. La Casa Bianca respinge ogni addebito

Si complica il quadro politico a Washington, con il presidente Donald Trump che, a quattro mesi dall’ingresso alla Casa Bianca, rischia l’impeachment. Nella giornata di ieri ha preso corpo l’ipotesi – ancora da confermare – che Trump avrebbe chiesto al direttore dell’Fbi, James Comey, di chiudere le indagini su Michael Flynn, Consigliere alla sicurezza nazionale coinvolto nel Russiagate. New York Times e altre testate americane incalzano, ma l’amministrazione di Washington smentisce: “Il presidente non ha mai chiesto a Comey o ad altri di mettere fine alle indagini”. La sola ipotesi che Trump abbia esercitato pressioni sul Dipartimento di Giustizia e sull’Fbi ha fatto reagire le parti politiche: e mentre i Democratici chiedono chiarezza, i Repubblicani attraversano difficili momenti di imbarazzo nei confronti dello stesso presidente.

Grecia: misure di austerità per risanare i conti pubblici. Scioperi e scontri di piazza

Il nuovo piano di austerità cui sta lavorando il governo di Alexis Tsipras per consentire alla Grecia di ottenere nuovi aiuti da Ue e Fmi, sta portando in piazza studenti e lavoratori: manifestazioni e qualche scontro violento con la polizia, si registrano in diverse città elleniche. Ieri ad Atene le forze di polizia hanno fatto uso di gas lacrimogeni. Gli scioperi dei trasporti pubblici stanno bloccando il Paese; difficili i collegamenti aerei e marittimi con le isole. Problemi per il funzionamento di ospedali e scuole. Il parlamento lavora a un piano con tagli e tasse per 5 miliardi, così da poter ottenere il via libera, e aiuti, per la ristrutturazione del debito pubblico, che ha raggiunto il 179% del Pil.

Francia: governo di “unità nazionale” per affrontare le elezioni legislative di giugno

Un governo “di unità nazionale”, quasi una “grande coalizione”: è la compagine ministeriale varata ieri a Parigi, che comprende personalità della destra repubblicana, dei socialisti, dei centristi di En Marche e della società civile. Un governo che potrebbe durare lo spazio di poche settimane, a seconda dell’esito delle elezioni legislative fissate per l’11 e 18 giugno. Nell’Esecutivo guidato da Edouard Philippe (che il neo presidente Macron ha scelto nella destra gollista moderata) figurano 18 ministri e 4 sottosegretari, equamente divisi tra donne e uomini. Il socialista Jean-Yves Le Drian è stato nominato ministro dell’Europa e degli Esteri; Bruno Le Maire, gollista, andrà all’Economia. L’eurodeputata centrista Sylvie Goulard assume l’incarico di ministro della Difesa.

Ue-Ucraina: aboliti i visti. Il presidente Poroshenko a Strasburgo: “momento storico”

Il Parlamento e il Consiglio dell’Unione europea hanno firmato ieri il regolamento che consentirà ai cittadini ucraini di viaggiare nell’Unione senza visto. Per il presidente ucraino, Petro Poroshenko, presente a Strasburgo nella sede dell’Europarlamento, si tratta di “un momento storico”. “L’Ucraina – ha dichiarato – ritorna verso la famiglia europea e dice addio per sempre all’impero sovietico e russo”. I cittadini ucraini potranno entrare e viaggiare nell’Ue per 90 giorni, salvo altre disposizioni o necessità (contratto di lavoro). Il presidente dell’Euroassemblea, Antonio Tajani, ha affermato: “Dopo questa decisione positiva le relazioni tra Ucraina e Unione europea saranno migliori”. Tajani ha poi ribadito la necessità di dare attuazione agli accordi di Minsk.

Macedonia: al socialdemocratico Zoran Zaev l’incarico per formare il governo

Il presidente macedone Gjorgje Ivanov ha conferito ieri – a oltre cinque mesi dalle elezioni parlamentari – l’incarico per la formazione del nuovo governo al leader dell’opposizione socialdemocratica Zoran Zaev. Un primo tentativo di formare il nuovo governo da parte del leader conservatore Nikola Gruevski, ex premier e capo del partito Vmro-Dpmne uscito vincitore seppur di poco dal voto di dicembre, non era andato a buon fine. Finora il presidente Ivanov aveva tardato a conferire l’incarico a Zaev per evitare la formazione di un governo che comprendesse la forte minoranza albanese. Ivanov ha ora conferito il mandato a Zaev dopo aver ottenuto garanzie sull’impegno a non mettere in pericolo l’unità del Paese, la sua integrità territoriale e il carattere multietnico della Macedonia.

Tutela della vita: “Uno di noi” ricorre alla Corte di Giustizia Ue contro la bocciatura della Commissione

La federazione europea “Uno di noi”, che aveva sostenuto tra il 2013 e il 2014 la raccolta di firme per la difesa dell’embrione nelle politiche comunitarie, ha presentato ricorso alla Corte di Giustizia Ue contro l’archiviazione della petizione a suo tempo decisa dalla Commissione Barroso. La Corte, che ha sede a Lussemburgo, potrebbe pronunciarsi entro il prossimo autunno. A sostegno dell’Iniziativa dei cittadini erano state depositate un milione e 800mila firme.

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