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Musei ecclesiastici: mons. Galantino, “contribuiscono ad arginare la frenesia dell’effimero”

Luoghi “nei quali si coltiva e si sviluppa la ‘cultura dell’incontro’ che, come ci ricorda Papa Francesco, è prima di tutto incontro tra persone e gruppi portatori di valori, tradizioni, lingue, visioni religiose e stili di vita plurali”. Ma anche argine e antidoto a una cultura dell’effimero che “mortifica la memoria”. È questa, secondo mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, la missione dei musei ecclesiastici sparsi in tutto il territorio nazionale. Intervenendo oggi al convegno organizzato dall’Associazione Musei ecclesiastici italiani, in collaborazione con la Pontificia Università Gregoriana e con il patrocinio dell’Ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto, in occasione della Giornata internazionale dei musei, mons. Galantino ha sottolineato che i musei ecclesiastici “offrono un contributo decisivo alla scoperta della identità e un patrimonio con cui confrontarsi, senza sentirsene ingabbiati ma da esso sospinti sempre oltre”. “Le teche dei nostri musei – ha spiegato – custodiscono e trasmettono i tratti del volto di una Chiesa che, in Italia, guarda con attenzione e cammina con le persone e le popolazioni, le culture e le religioni ovunque esse si trovino”. Con la loro presenza, anche in “piccole comunità che non vogliono abbandonare le proprie radici”, i musei “contribuiscono ad arginare la frenesia dell’effimero”. Soprattutto oggi, in uno scenario culturale “che sembra orientare sempre più le sue energie e le sue preoccupazioni verso la mera produttività, intesa in senso quantitativo e misurabile” e in una società che tende a “relegare la ‘memoria’ nell’ambito marginale della nostalgia, perché intesa come sospensione o come evasione dal realismo che impone la quotidianità”.

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