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Esorcisti: p. Carlin (Faenza), “il diavolo non si conosce, ma esiste”. “Non è prevista una formazione specifica” nei seminari

“Il diavolo non si conosce. Siamo vittime di una cultura impregnata della più grande menzogna che satana è riuscito a ordire: la negazione della sua esistenza”. Lo afferma fra Paolo Carlin, esorcista nelle diocesi di Ravenna e Faenza, in un’intervista al Sir a conclusione del corso su “Esorcismo e preghiera di liberazione” che si è tenuto all’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum di Roma. Per fra Carlin, teologo morale e portavoce dell’Associazione internazionale esorcisti, “l’immaginario collettivo è orientato dalla cinematografia, ma quelli sono rituali inventati dai registi. Il guaio è quando a seguirli sono anche alcuni sacerdoti”. Il cappuccino ricorda anche che “non è prevista una formazione specifica” nei seminari, e “il corso sugli angeli e sui demoni è sparito dopo il Concilio Vaticano II”: “C’è una più generale scarsità di conoscenza circa gli esseri personali e spirituali, quando un sacerdote si trova davanti a una manifestazione diabolica rischia di restare in estremo imbarazzo”. Quanto alla figura dell’esorcista, fra Carlin spiega: “L’esorcista non è un super sacerdote. È un uomo comune. Talvolta, quando mi chiedono benedizioni ‘speciali’, resto interdetto. Non siamo extraterrestri. Conduciamo la vita dei sacerdoti, fatta di preghiera personale e comunitaria. Mettendo al centro la confessione e l’Eucaristia, perché il maligno usa i nostri peccati contro di noi”. Infine un richiamo all’importanza della confessione per tutti, perché “è più potente di un esorcismo: più mi confesso, più il diavolo è lontano”.

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