Periferie: mons. Zuppi (Bologna), “occorre ricostruire le piazze, intessere relazioni, creare dialogo”

“Noi siamo chiamati ad aprire le porta. La nostra identità il Signore ce l’ha data perché sia per tutti. Invece, quando la Chiesa si chiude, si pensa con distacco, ha paura, lì perdiamo il tesoro che abbiamo”. Lo ha detto mMons. Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna, ieri sera all’incontro “Periferie: la bellezza che ancora non c’è” organizzato a Rimini dal Progetto Culturale della Diocesi e dal Centro Paolo VI. La periferia, secondo l’arcivescovo di Bologna, “ha ancora qualche identità, soprattutto legata alla chiesa, alla parrocchia che raccoglie un po’ dell’identità della borgata, ma è molto povera e quasi scomparsa”. E sulla capitale, “a Roma non esistono più le borgate raccontate da Pasolini. Tutto è diventato anonimo. Quei quartieri costruiti del tutto abusivi (come Torre Angela) o pianificati in toto (come Tor della Monica), selvaggi o con idee brillanti, oggi sono davvero difficili da vivere”. “Roma – ha continuato mons. Zuppi – è un grande museo, una grande trattoria, ma senza identità. Occorre inventarsi tante identità, ricostruire le piazze, intessere relazioni, creare incontro, dialogo. È ciò su cui insiste papa Francesco, l’amicizia sociale, che si fa con la vicinanza, la gratuità dell’incontro”.
Quanto la periferia influenza il cuore delle persone? “Uscire non è perdersi, ma ritrovarsi, non in una dimensione di identità contrapposta, ma di relazione”, ha risposto mons. Zuppi. Com’è allora una città bella? “È relazione, incontro, integrazione… Ecco perché papa Francesco insiste molto sul tema dei profughi. Fa sorridere chi lo accusa – prosegue l’arcivescovo – quasi avesse lui creato il fenomeno o che l’accoglienza sia la causa di ciò che accade. Ciechi e struzzi, di fronte a quel che accade nel mondo”.

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