Papa Francesco all’Isola Tiberina: sull’altare maggiore della basilica di San Bartolomeo l’icona dei “nuovi martiri”

Nella basilica di San Bartolomeo all’Isola Tiberina, a Roma, dove oggi pomeriggio Papa Francesco presiederà una “preghiera per i nuovi martiri”, promossa dalla Comunità di Sant’Egidio, sull’altare maggiore c’è un’icona dedicata ai martiri del Novecento, che rappresenta l’assemblea descritta dal libro dell’Apocalisse: “Dopo ciò apparve una moltitudine immensa che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide e portavano palme nelle mani”. Nell’icona una folla di martiri si dirige festosamente verso il Cristo, portando palme nelle mani con Maria, Giovanni evangelista e Giovanni Battista, con gli apostoli Pietro, Paolo e Andrea, con i santi martiri Bartolomeo e Adalberto, cui è dedicata la basilica. Sotto, secondo la visione del libro dell’Apocalisse, gli angeli stendono la tenda di Dio sopra la terra. Sulla terra al centro è raffigurato il lager, come una grande basilica di filo spinato, il più alto luogo di preghiera e di unità delle Chiese d’Oriente e d’Occidente. Al di sotto, una città con le mura spezzate rappresenta la frattura della coabitazione: molti sono i testimoni della fede ricordati, dagli armeni, ai cristiani in Algeria, in India, in Libano. In una chiesa dissacrata vengono uccisi uomini e donne mentre pregano: figura centrale è un prete albanese ucciso per aver battezzato un bambino, mentre dalla porta della città escono coloro che sono morti a causa di marce estenuanti, come gli armeni.
In basso, a sinistra si ricorda la Chiesa Ortodossa russa, attraverso il lager delle isole Solovki, a destra le Chiese d’Occidente: tra gli altri Dietrich Bonhöffer, il beato Oscar Romero e il beato Giuseppe Puglisi. Risalendo sulla destra: i martiri vivono oggi la passione di Cristo. L’ingiusto processo (e la memoria principale è quella del vescovo anglicano ugandese Luwum); la tortura e lo scherno, l’esecuzione della condanna a morte. Tra i morti di spada i seminaristi hutu e tutsi che a Buta, in Burundi, furono uccisi perché non si vollero separare e padre Alexander Men’. Tra i fucilati il patriarca dei copti d’Etiopia Abuna Petros, i martiri di Spagna e Messico e il beato Zefirino, il martire zingaro ucciso durante la guerra civile spagnola. Risalendo sulla sinistra: le opere dei martiri. La preghiera: nel buio del carcere in Romania cattolici, ortodossi, battisti si dividono la Bibbia per impararla a memoria e poterla recitare gli uni agli altri. Un uomo solo nella cella ricorda i prigionieri in Cina. La carità: san Massimiliano Kolbe, e con lui chi ha dato la vita per i malati, per gli affamati, per aver accolto i nemici. La comunicazione del Vangelo, infine, ricorda tutti i missionari uccisi in ogni continente.

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