Migrazioni: mons. Galantino: accogliere e integrare i profughi “in un contesto di legalità”

“È ancora tanta la difficoltà che un po’ tutti facciamo, per motivi diversi, a riconoscere il fenomeno migratorio come ‘segno dei tempi’, ma anche come ‘sfida sociale’ per le nostre città e per le nostre comunità”. Lo afferma mons. Nunzio Galantino, segretario generale Cei, in un articolo che appare oggi su “Il Sole 24 Ore” dal titolo “L’accoglienza da dare in un contesto di legalità”. Galantino scrive: “C’è ancora chi, alla serietà di questa sfida pensa di sottrarsi o chiudendo gli occhi oppure falsificandone la reale portata”. “Basterebbe ‘leggere’ serenamente e realisticamente i numeri, i volti e le storie dei migranti in Italia (i dati sono disponibili per tutti e dappertutto!) per comprendere come le città e le comunità siano chiamate a raccogliere questa sfida e a ripensare luoghi, strutture e percorsi per un cammino di incontro e di scambio. Premessa fondamentale per costruire senza conflittualità, senza contrapposizioni sociali e con vantaggi reciproci il nostro futuro insieme”. Il segretario generale della Cei riconosce che il terrorismo dilagante è “un’esca appetibile per chi non ha alcun interesse ad offrire un contributo perché questo fenomeno complesso e inarrestabile rappresenti una chance”. Mons. Galantino parla poi del ruolo che l’Italia sta svolgendo per l’accoglienza e sottolinea il problematico quadro internazionale in cui si generano le migrazioni.
Aggiunge: “Non siamo di fronte a un’invasione del nostro Paese (siamo stati sia l’anno scorso che quest’anno intorno a 3 richiedenti asilo ogni mille abitanti), ma siamo di fronte a un momento di grande sofferenza del mondo in cui il numero dei conflitti” e lo “spostamento forzato di persone per cambiamenti climatici è davvero molto elevato. Sarebbe ingenuo pensare che tutti questi spostamenti forzati di persone in fuga da guerre e conflitti e da cambiamenti climatici, sempre più numerosi, violenti ed imprevisti, non abbia una ricaduta anche in Europa e in Italia. E non saranno i controlli alle frontiere a fermare le persone in fuga, che sono state obbligate a spostarsi; né saranno sufficienti occasionali e sporadici corridoi umanitari non sempre condivisi”. Conclude: “I volti dei migranti, siano essi costretti a mettersi in viaggio per la fame e la sete, la guerra e i disastri ambientali, perseguitati politici o religiosi e vittime di tratta, chiedono – come ha ricordato Papa Francesco – una comunità attenta ad ‘accogliere’, ‘tutelare’, ‘promuovere’ e ‘integrare’. La chiedono e dobbiamo offrirla in un contesto di legalità perché la legalità è e continua ad essere il primo passo verso una politica di accoglienza seria e intelligente”.

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